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Grazie al Covid stiamo sperimentando la descrescita grillina, ma non è felice per niente

di Marco Biondi #Iolapensocosì twitter@gaiaitaliacom #Covid19

 

Quando Grillo ci ha raccontato che il mondo aveva bisogno di una nuova forma di economia, non più basata sulla produzione di ricchezza, ma sulle basi della semplice sopravvivenza, molti hanno trovato che la sua teoria era decisamente interessante. Il suo punto di vista, almeno quello raccontato al “vulgo” era semplice. Basta continuare a dannarci la vita a lavorare per produrre il superfluo, accontentiamoci di poco e viviamo più sereni.

Detta così, poteva sembrare una buona idea, soprattutto per quelli che già hanno poco e di poco devono accontentarsi. Che schifo pensare ai ricchi che vanno a gozzovigliare al ristorante, fanno le vacanze in posti esotici, hanno auto di lusso e ville in Kenya. Basta! E’ ora di farla finita! Lo Stato usi le tasse per dare a tutti quello che serve per vivere e i ricchi si arrangino!

Le teorie a volte sono belle, se analizzate in maniera semplice e superficiale. Soprattutto sono belle agli occhi delle persone semplici, che non hanno le basi culturali per poterle analizzare compiutamente! I guai arrivano quando la teoria diventa pratica.

L’emergenza sanitaria derivante dalla pandemia del COVID-19 ci ha brutalmente messo di fronte a quello che rappresenterebbe l’evoluzione ipotizzata da Grillo verso una decrescita. Ristoranti chiusi, turismo pressoché azzerato, spostamenti proibiti, seconde case chiuse e abbandonate: stiamo vivendo proprio quanto teorizzava il buon ex comico. Però, cosa scopriamo, caro Beppe il magnifico? Intanto che tu te ne stai in panciolle nella tua mega villa, senza grandi problemi di sopravvivenza, guarda cosa succede alle persone che lavoravano per farti divertire?

La grande maggioranza del personale dello spettacolo, della ristorazione, degli alberghi, dei convegni, delle fiere, dei giochi, degli svaghi, oggi, stanno a casa in panciolle, molti però senza sostentamento. Sereni? Un accidente, mio caro! Cupi, preoccupati per il loro futuro, che per molti di loro significa disoccupazione. Dirai, caro Beppe, che ci penserà lo Stato, con la cassa integrazione o col reddito di cittadinanza, a dar loro il sostentamento. Ma, ancora una volta, sbagli. Perché le tasse, secondo te, allo Stato come arrivano? Arrivano dai guadagni, amico bello. Dai guadagni dei ristoranti, degli alberghi, delle società di trasporto, dalle autostrade, dai produttori di auto e barche. Insomma, tutte quelle categorie che la tua decrescita mette in ginocchio, di utili non ne farebbero più, e quindi niente tasse allo Stato. Tu la patrimoniale ovviamente non la chiedi, non ti converrebbe. Ma non converrebbe nemmeno allo Stato. Se un imprenditore non può più fare il suo mestiere e non ha più speranza di produrre utili, i suoi capitali se li porta all’estero, dove in politica ci sono politici ed economisti e non vecchi comici in pensione.

Insomma, guardiamo ai danni e ai lutti che ci sta producendo questo mostro di pandemia e cerchiamo di uscirne il più presto possibile. Dopo, conteremo i cocci e vedremo chi è riuscito a sopravvivere, non solo fisicamente, ma economicamente. Molte imprese chiuderanno, perché non ce la fanno, altre magari ridurranno il personale o limiteranno le loro attività. Altre, purtroppo, saranno preda della malavita organizzata che, prendendo gli imprenditori per la gola, si compreranno a prezzi irrisori le loro attività, con le quali, alla ripresa, poter nuovamente farle prosperare, magari utilizzandole per riciclare denaro sporco. Il paese che emergerà da questa crisi sarà profondamente diverso da quello che conosciamo, ma ce la faremo. Ci vorranno anni per recuperare la capacità produttiva ed i posti di lavoro persi. Ma ce la faremo.

Almeno però avremo imparato che le teorie economiche è meglio che le sviluppino gli economisti e che in politica è giusto che ci vadano persone competenti e preparate. Non ci potremo più permettere dei saltimbanchi che si inventano l’acqua calda, il PIL che sale grazie ai condizionatori e i banchi con le rotelle invece che gli autobus per il trasporto pubblico. Il Paese che troveremo avrà bisogno di ben altro. Per fortuna gente preparata l’abbiamo. Dobbiamo spiegare agli elettori che non conviene votare per invidia o rancore, ma con raziocinio. Siamo egoisti, italiani, votiamo gente competente!

 

(18 novembre 2020)

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