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Tra Etica e Politica scelgo l’Umanità (#primalumanità)

di Diego Romeo #Primalumanità twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

La politica, quella vera, è prima di tutto servizio alla nazione e al cittadino. Questo presuppone un comportamento etico o quanto meno corretto verso i cittadini che, tramite il loro voto, hanno dato mandato al politico in questione di rappresentarli. Questo almeno in teoria.

Perché in pratica oggi si è rotto questo rapporto fra elettore ed eletto.

Questa rottura però, non è stato uno strappo netto avvenuta istantaneamente a seguito di qualche cosa di grave. Al contrario. È stato un lento deterioramento iniziato agli inizi degli anni novanti con lo scandalo di Mani Pulite e passato poi per il ventennio berlusconiano ed è finito con il populismo (sia di destra che di sinistra) degli ultimi anni. In questi trent’anni si è sempre di più perso quel senso di fiducia che il cittadino aveva nei suoi politici, preoccupati più del loro personale tornaconto che del mandato che gli era stato conferito.

Ero piccolo quando vidi al telegiornale la scena in cui Craxi, accusato di corruzione, uscendo dal tribunale veniva bersagliato dalle monetine lanciate dai suoi elettori delusi al grido “rubati pure queste”. Una scena forte che mi colpì molto, anche se ero poco più di un ragazzino che non capiva bene quello che stava succedendo. Non afferrai subito il senso profondo di quello che stavo vedendo, ma intuii che si trattava di qualche cosa di molto importante che avrebbe modificato il futuro politico del nostro paese. Un punto di non ritorno. Quel giorno, infatti, iniziò a lacerarsi la fiducia che i cittadini avevano nella politica e che sarebbe degenerato nel senso di antipolitica di questi tempi, con l’allegra complicità di Berlusconi che si presentò come l’antipolitico, nonostante avesse spudoratamente cavalcato il craxismo.

Oggi il cittadino medio nutre un’atavica diffidenza verso il politico, visto sempre più come un bugiardo disonesto. Del resto da “Mani Pulite” in poi gli esponenti della “vecchia” politica non hanno fatto nulla per risanare questo strappo. Al contrario hanno pensato solo a salvare quello che rimaneva della loro posizione e dei loro privilegi. Arrivando a mentire su programmi elettorali e sulle loro azioni pur di salvare loro stessi. Così in questo clima di diffidenza si sono affermati partiti e leaderismi che hanno fatto del populismo e dell’antipolitica la loro bandiera.

Per i 5 Stelle, per esempio, il politico non deve essere di professione, perché la professione del politico era (ed è) il mestiere più abbietto che ci fosse. Ma doveva essere un esponente del popolo “onesto”, poco importava se era incompetente o inesperto, al punto di non riuscire neanche a governare. L’importante era solo la loro famosa “Onestà”. Idea che poi si è rivelata totalmente fallimentare perché ha portato a rappresentarli gente, non solo incompetente, ma anche molto disonesta.

Per la Lega e per Fratelli d’Italia, invece, ha significato non avere più un programma di governo o degli ideali in cui incarnarsi, ma solo rincorrere tutti i malumori della gente alla ricerca instancabile di voti. Arrivando a promettere cose impossibili e irrealizzabili pur di affermare i loro leader. Leader che alla fine diventano le uniche espressioni dei loro partiti. È singolare come tutte le campagne elettorali, dai più piccoli comuni alle regioni, siano state fatte esclusivamente solo dai loro leader, e non dai loro candidati. Leader che girano come trottole impazzite per tutto il paese. Così facendo i loro elettori non riescono più ad avere un contatto empatico con i veri candidati che alla fine se non vincono si ritirano dai loro incarichi per tornare a fare qualche cosa di più remunerativo e meno impegnativo (come nel caso delle candidate governatrici dell’Emila Romagna e della Toscana).

La sinistra, invece, si è frammentata in tantissimi micro partiti, ognuno alla ricerca di un particolare carisma in cui riconoscersi e in cui affermarsi. Cosa che ha creato una galassia ingestibile di micro leaderismi che gli hanno fatto perdere, non solo il contatto con il territorio (da sempre appannaggio delle ideologie di sinistra), quella forza e quella coesione capace di affermare le loro idee e i loro valori nel paese e di farli governare in maniera vera.

In conclusione il vero problema della politica di oggi è la mancanza di credibilità.

Oggi più nessuno, soprattutto dopo il fallimento dei cosiddetti nuovi partiti o movimenti, si fida veramente dei politici. Se ieri si nasceva democristiani (o comunisti, o di destra, o socialisti) e si moriva democristiani, oggi non si segue più un’ideologia o un sogno, non ci si ritrova più in nulla, ma si segue in maniera estemporanea solo quello che promette di più (poco importo se poi non lo riesce a realizzare) e che parla alle nostre pance. Insomma quello che sa mentire meglio.

Quindi, a mio avviso, la prima cosa che un partito politico deve fare oggi è quella di riacquistare credibilità verso il suo elettorato. Cosa che si può fare solo ripartendo dai territori e dalle periferie. Bisogna ricucire quello strappo che si è creato in trent’anni di bugie e di mal politica. Bisogna capire di nuovo quello che succede nelle nostre città e nei nostri territori, quello di cui la gente ha veramente bisogno. Non si deve più pensare alla propria posizione o al proprio piccolo potere, ma si deve guardare ai veri bisogni della gente con occhi nuovi. Bisogna ricreare un sogno e un ideale in cui la gente si possa identificare nuovamente e che sia disposta a seguire. Solo così si potrà uscire dall’antipolitica e dal mal governo che soffoca il nostro paese.

 

(21 ottobre 2020)

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