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Era il novembre 2018 e la Lega del salvinismo sovranista filo-Putin era appena entrata nel cuore razzista di almeno il 30% degli Italiani e penetrato nel loro cervello incolto, vendendo fuffa che il becero scambia sempre per oro e propagandando a destra e oltre la destra più estrema, il suo verbo d’odio identificando col colore della pelle i problemi d’Italia, non nominando mai la mafia, né gli scandali economici della Lega che dirige.
Proprio mentre la propaganda via social indicava il nemico da colpire – i governi, le sinistre, i migranti, le ong, i negher, la magistratura, la cattiva gestione economica – lontano dai social e sotto la copertura del fuoco amico, la Lega di Salvini diceva no al taglio delle accise. Lo scriveva l’AdnKronos sottolineando come la relatrice leghista, ai tempi la deputata Silvana Comaroli, si dicesse contraria al taglio perché “per mantenere le promesse elettorali ci sono cinque anni di tempo”. Affermazione che dovrebbe avere chiarito una volta per tutte di che pasta son fatti.
La strategia non è cambiata: la Lega dice una cosa e, dopo essersi insediata, fa il contario. Basta leggersi qualche edificante storiella sui primi mesi di Lega al potere a Ferrara. Quando succedeva questo il Tribuno che salva la patria dalla consolle del Papeete, era già lì a spararle grosse. E a fare il contrario di ciò che diceva.
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(15 febbraio 2020)
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