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Il boss mafioso Graviano che avrebbe incontrato Berlusconi più volte (la politica che dice?)

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foto: Il Fatto Quotidiano

di Redazione #Politica twitter@gaiaitaliacom #Berlusconi

 

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E così il boss mafioso Giuseppe Graviano ha raccontato durante un processo che da latitante incontrò per tre volte Silvio Berlusconi: accadde durante un’udienza del dibattimento del processo sulle stragi della ‘ndrangheta in corso a Reggio Calabria in videoconferenza. Una di quelle col botto, dato che Graviano ha detto che in almeno tre occasioni incontrò l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Lo scrive il Corriere ripreso da Il Post e la notizia pare non suscitare un gran frullar di gonadi in un paese incialtronito e vittima del tutto quel che posso basta che sia fama, così che la dichiarazione di Graviano, che nel 1990 divenne capo del mandamento di Brancaccio-Ciaculli, arrestato nel 1994 e condannato successivamente all’ergastolo con l’accusa di essere stato tra gli organizzatori delle stragi del 1993 a Firenze, Milano e Roma e dell’omicidio di don Pino Puglisi, rilascia la sua dichiarazione senza che dal mondo politico ci sia un pur minimo (pubblico) sussulto.

Graviano, accusato tra le altre cose da diversi pentiti, di essere stato colui che azionò il telecomando dell’aggeggio esplosivo che ammazzò Borsellino, ha anche raccontato che il primo incontro avvenne tramite suo nonno materno negli anni ’70, quando Quartanaro Filippo “aveva messo i soldi nell’edilizia al nord (…) era una persona abbastanza ricca. Era un grande commerciante di ortofrutta. Venne invitato a investire soldi al nord, nell’edilizia. Il contatto è col signor Berlusconi, glielo dico subito” e avrebbe poi coinvolto Graviano in quell’investimento. Da lui si sarebbe fatto accompagnare a conoscere Berlusconi nel 1983, all’hotel Quark di Milano insieme a un cugino di Graviano, Salvatore. Stando poi alle dichiarazione del Graviano attuale, non di quello che fu, fu proprio il boss Giuseppe a prendere in gestione quegli investimenti immobiliari, e stando alle sue dichiarazioni – citiamo sempre Il Post – esisterebbe un documento che dimostrerebbe le sue parole.

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La carta privata “che io ho visto, la copia di mio nonno la ha mio cugino Salvatore Graviano” parlerebbe di un investimento iniziale di 20 miliardi di lire, che sarebbero serviti a finanziare la costruzione “di Milano 3, le televisioni, Canale 5, tutto”.

Roba da far tremare i polsi. Ma non la politica italiana che, compatta, tace troppo impegnata a gridare sconcezze razziste sui negri. In più è la settimana sanremese… Non vogliono cogliere il rischio di svegliare gli Italiani dal loro rimbambimento mediatico.

 

(8 febbraio 2020)

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