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Per conquistare lo stato da fuori bisogna scardinarlo da dentro, distruggendo la testa dei cittadini

di Giovanna Di Rosa #Politica twitter@gaiaitaliacom #Maiconsalvini

 

Mentre, è venerdì pre-elettorale, le televisioni malate di questo paese ammalato chiudono le campagne elettorali della destra con i vari esponenti delle becere destre italiane, perennemente in campagna elettorale, e presentano – in chiusura, così che siano gli ultimi a rimanere nelle teste degli elettori, opportunamente pre-preparati con faziosissimi servizi nei TG – i candidati della Lega, intervistano Meloni  e insomma la solita storia. Mentre non si può non riflettere sugli accadimenti ultimi messi in scena dal tribuno destabilizzatore.

Perché per conquistare lo stato da fuori bisogna scardinarlo da dentro, distruggendo prima le menti dei cittadini e poi devastandone la convivenza civile: questo parrebbe essere il disegno del Salvini del “datemi pieni poteri” e vi governerò dal Papeete che negli ultimi giorni, complici cittadini compiacenti e madri devastate dal dolore di avere appartenenti alla propria famiglia con problemi di droga, hanno pensato di indicare il colpevole trasformandosi in delatori, nemmeno troppo certi di chi accusano e perché. Il Tribuno non si è sottratto al compito di Grande Accusatore, lui che è alla testa di un partito soffocato dagli scandali e che, a sua volta, rischia qualche processo reagendo con i toni da bulletto che tanto piacciono al popolino incolto al quale si rivolge. Con suprema soddisfazione di coloro che si sono sentiti investiti di un ruolo, quello di delatore, in nome della giustizia a senso unico che vede sempre colpevoli gli Altri.

Così quando il progetto liberticida sarà compiuto, ammesso che si compia, coi denari che vengono dall’estero e i progetti di democrazia illiberale alla Putin/Erdogan – i cittadini fanno ciò che vogliono basta che IO lo voglia: chiusura di quotidiani, televisioni, radio, giornaliste assassinate, spazi marittimi confiscati, cambi della Costituzione secondo convenienza – poi anche ai delatori che oggi godono non rimarrà voce. Ed il trattamento che essi oggi riservano, compiaciuti, a presunti colpevoli, sulla base di probabili problemi personali – succede anche in certi paesi dell’Africa con le leggi contro le persone omosessuali grazie alle quali, soprattutto in Uganda, si risolvono odi e dispute personali – verranno riservati anche ai loro figli, qualora si dichiarino contro, ai loro parenti, ai loro amici e magari – scomodi testimoni – anche a loro stessi, perché quando dai la stura all’odio non sai mai dove quello stesso odio ti porterà.

Poi ci sono le cose reali che si scontrano col racconto leghista dell’acchiappa il colpevole basta che non sia io, della droga ad ogni angolo, del “combattevo la mafia con le ruspe” quando la parola mafia, unica e reale responsabile dell’invasione di droga nelle nostre città, è praticamente scomparsa dal lessico legato alla sicurezza dove i colpevoli sono sempre e solo immigrati.

Poi c’è la realtà reale che riguarda la famiglia tunisina accusata di spaccio dal tribuno leghista e che è riportata dal quotidiano Il Post.

Il padre – di origini tunisine – lavora come corriere per Bartolini, mentre la madre – italiana – è in pensione e lavorava in una mensa. Il fratello maggiore di Yassine – che non abita più con il resto della famiglia – ha qualche precedente per furto e rissa, ma non per droga. Yassine ha negato di essere uno spacciatore e ha detto che lui e la sua famiglia sono molto feriti per quello che è accaduto, e ha spiegato che la donna che li ha accusati aveva già in passato avuto problemi con la sua famiglia e con molti altri abitanti del quartiere.

Eccoli i risultati ottenuti dai valorosi testimoni-delatori che insieme all’ex ministro dell’Interno indicano i campanelli da suonare per accusare la gente di spacciare droga. Eccolo il partito al quale si pretende d dare in mano il paese.
Cineoperatori servili, giornalisti compiacenti e codazzo di fan scatenati si vergognino. Non è mai troppo tardi.

 

(24 gennaio 2020)

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