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HomeCopertinaVince Johnson, lo scioglimento dell'Impero Britannico nell'epoca dei Guitti al potere

Vince Johnson, lo scioglimento dell’Impero Britannico nell’epoca dei Guitti al potere

di Giovanna Di Rosa #Brexit twitter@gaiaitaliacom #Esteri

 

Siccome ai sudditi di Sua Maestà non era bastato Nigel Farage, si sono trovati Boris Johnson. Un po’ come gli Italiani che non contenti di Grillo, si son trovati Salvini e son pronti per Meloni. Nell’epoca dei Guitti al potere succede che al peggio si sostituisca il peggio in una specie di girone infernale dal quale nemmeno gli abitanti della “squallida isoletta europea” [cit.] sono immuni.

Dunque le elezioni in Inghilterra consegnano nelle mani di Boris Johnson la Brexit e il destino dei suoi abitanti (e di un numero impressionante di Italiani che in Inghilterra hanno scelto di vivere – a Londra ci sono più Italiani che a Verona). Abbiamo scritto Inghilterra e non Regno Unito perché Johnson ha vinto con i voti degli Inglesi, non con quelli di Irlanda e, soprattutto, Scozia. Quella Scozia che si prepara al referendum e a dire bye bye a Londra. E’ la fine di quello che è stato una volta il glorioso [sic] Impero britannico nel quale troppi inglesi pensano ancora di vivere, un po’ come certi spagnoli sono rimasti al Siglo de Oro.

Johnson ha vinto dunque, viva Johnson e poco onore allo sconfitto Corbyn, probabilmente il peggior leader labour della storia recente.

Ora che succederà? Non si sa di preciso perché al di là dei proclami Tory: “Il 31 gennaio saremo fuori dall’Ue senza se e senza ma”, non v’è nulla di certo. E la boutade post-elettorale di Johnson rischia di rimanere quella che è. Una boutade post-elettorale, per l’appunto, essendo la questione Brexit assai più complicata di quanto Boris Johnson stia sbandierando e l’uscita dall’UE più irta di ostacoli che di discese – e sarà interessante vedere come sistemeranno la questione del confine con l’Irlanda del Nord questi irresponsabili improvvisati.

Patetica la solita stampa: in una notte Boris Johnson è passato da insopportabile leader ammalato di protagonismo a statista che parla al cuore della gente. Tutto è troppo complicato per semplificarlo in quattro slogan e due titoli. Saranno i prossimi mesi a dimostrarlo.

Nel frattempo Donald Trump banchetta sul cadavere del Regno Unito ed attenta all’UE con il suo “Ora un grande accordo commerciale”. Il mondo è caduto in mano ai folli. Non c’è da stare allegri.

 

(13 dicembre 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

 

 

 

 

 




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