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Migranti, per gli italiani quasi un terzo della popolazione. Una fake news e un falso mito: al via la campagna “Distinti, ma non Distanti” di Asia Onlus

di Redazione #Migranti twitter@gaiaitaliacom #Razzismo

 

Secondo una recente indagine della Commissione Europea per i nostri connazionali gli immigrati provenienti dai paesi fuori UE sarebbero il 24% della popolazione, quando in realtà corrispondono appena al 7%. Per il 74% degli italiani gli immigrati peggiorano la criminalità, per il 58% tolgono lavoro ai residenti.

ASIA Onlus promuove un anno di eventi ed iniziative tra Roma, Milano e Napoli per sensibilizzare la comunità sul tema della Cittadinanza Globale: “Fenomeni d’odio, intolleranza e discriminazione sempre più frequenti, necessario abbattere confini e pregiudizi”. Un anno di iniziative ed eventi in tutta Italia per educare la cittadinanza ai valori dell’empatia, dell’interdipendenza e della non violenza. E per abbattere i pregiudizi sulla diversità e la percezione spesso distorta “dell’altro”.

Prende vita Distinti ma non Distanti, il progetto di ASIA (Associazione per la Solidarietà Internazionale in Asia) finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che avvia un ambizioso percorso di sensibilizzazione per promuovere la conoscenza di quei valori universali che marcano le differenze come arricchimento e non come minaccia, accorciando le distanze tra individui di diverse culture e tradizioni. Distanze che si manifestano nell’errata percezione che gli italiani hanno sul fenomeno migratorio: per i nostri connazionali, infatti, gli immigrati provenienti dai paesi fuori UE sarebbero il 24% della popolazione, quando in realtà corrispondono appena al 7% (Dato UE).

Il bisogno di sensibilizzare la comunità sui temi della Cittadinanza Globale – racconta Andrea Dell’Angelo, direttore di ASIA – è sempre più necessario. Con questo progetto vogliamo valorizzare la diversità e promuovere l’interazione sociale e culturale tra persone. Insieme ai nostri partner, avvieremo diverse attività basate su alcuni dei principi basilari della cultura buddista: empatia, interdipendenza e non violenza”.

Show cooking con i migranti e cittadini anziani testimoni della tradizione, eventi di Human Library, ossia di biblioteca vivente (un format di origine danese in cui al posto dei libri si leggono le persone che raccontano la propria storia), un convegno scientifico interdisciplinare sul tema dell’interdipendenza nella filosofia buddhista e la sua applicazione nel mondo contemporaneo. E poi, un contest online e formazioni sulla non violenza dedicati ai giovani, corsi di Yantra Yoga e incontri nelle scuole e nei musei per i più piccoli, un concerto finale con protagonisti alcuni big della musica italiana. Sono alcune delle attività che compongono il calendario di appuntamenti del progetto di ASIA, che si concluderà ad ottobre 2020 al termine di una ricca kermesse di eventi ed iniziative rivolta ad un ampio target di popolazione, dai più piccoli agli anziani, passando per i migranti, professionisti, studenti e semplici cittadini. Saranno oltre 6 mila i beneficiari diretti delle iniziative, oltre 62 mila quelli indiretti. Teatro delle attività saranno principalmente Milano, Roma e Napoli, le città più rappresentative per il numero di stranieri residenti.

 

 

Capofila del progetto, ASIA sarà affiancata da Fondazione Empatia Milano (FEM), Explora, il Museo dei Bambini di Roma, Programma integra, il Centro di Studi sul Buddhismo dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, partner incaricati di dare corso ad alcune delle numerose attività previste dal progetto.

A centro del progetto e colonne portanti di ciascuna delle iniziative saranno alcuni dei principi basilari della cultura buddista, intesi come valori universali: empatia, intesa come la capacità di ascolto e di entrare in sintonia con gli altri; interdipendenza, il legame tra le persone e il mondo, l’interconnessione con l’altro e con l’ambiente; e non violenza, cioè comunicare e agire in modo non violento per migliorare la relazione con gli altri.

 

ITALIANI E FALSI MITI SULL’IMMIGRAZIONE

L’Italia, crocevia di migranti, meta per sbarchi e prima accoglienza per moltissime persone provenienti da paesi in stato di emergenza, vede la sua società civile attraversata da un conflitto che oscilla tra un auspicabile senso di solidarietà e d’incontro tra culture e una percezione spesso distorta “dell’altro”.  Fenomeni d’odio, intolleranza e discriminazione verso la comunità dei migranti sono diventati sempre più frequenti.

Uno scenario dovuto anche alla scarsa informazione che gli italiani hanno sul fenomeno migratorio. L’opinione dei nostri connazionali, rispetto ad altri cittadini europei, è decisamente più negativa nei confronti dell’immigrazione e delle sue conseguenze sull’economia o sulla società. Rispetto a una media europea del 57%, gli italiani che ritengono che gli immigrati peggiorino la situazione della criminalità rappresentano il 74% dell’intero campione, con una differenza di 17 punti percentuali (Istituto Cattaneo).

Allo stesso modo, gli italiani che pensano che una maggiore immigrazione comporti una riduzione dell’occupazione per i residenti in Italia corrispondo al 58% sul totale, mentre la media europea si ferma al di sotto del 41% (con uno scarto sempre di 17 punti percentuali).

Differenze che sono il prodotto di una errata percezione del fenomeno migratorio in Italia, dove la percentuale di chi pensa che gli immigrati siano un peso per lo stato sociale è pari al 62%, mentre tra i cittadini europei questa percentuale è inferiore di 3 punti percentuali (59%).

 

(15 ottobre 2019)

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