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Massimo D’Alema sui Curdi ha la memoria corta e la lingua lunga

di Daniele Santi #Politica twitter@gaiaitaliacom #Curdi

 

Massimo D’Alema si è fatto bello, ad uso e consumo di quei quattro gatti – e sono ancora troppi – che pensano di avere di fronte un raffinato statista, attaccando ferocemente il dittatore turco Erdogan per l’invasione della Siria  per attaccare le basi turche che hanno liberato il territorio dall’Isis in alleanza con le forze USA le quali, nel più schifoso esercizio di opportunismo politico-militare che abbia visto da quando pratico il giornalismo, le hanno abbandonate al loro destino lasciando, di fatto, mano libera al massacro del folle presidente turco.

Massimo D’Alema, indignato di fonte a tanto ardire in linea col piacere che il leader massimo prova nell’indignarsi ad usum propaganda personale, ha dichiarato in un’intervista al La Stampa che i Curdi “rappresentano anche un’esperienza singolare di democrazia, di tolleranza, di eguaglianza tra uomini e donne”. 

D’Alena da il “la” all’intervista con un lapidario “Erdogan sta bombardando i nostri valori, non solo i curdi”, parla dei valori europei e di una leadership americana che sta dando il peggio di sé – e francamente non ci vuole un D’Alema qualsiasi per comprendere una cosa così semplice. Sfoggia tutta la sua cultura politica sul Medio Oriente – e ce n’è tanta, va detto – ma di fatto la sua intervista si riduce al solito, inutile, dalemiano esercizio di stile che mira a far vedere al popolino quanto l’ex leader massimo sia bravo, preparato e capace di parlare. I fatti della politica interna ci consegnano invece un D’Alema che dice una cosa e fa il suo contrario, che è un po’ la prassi del M5S con il quale il PD a guida Zingaretti con D’Alema segretario-ombra ha fatto un governo che sarà la loro morte. Del PD e dei pentatonti.

Non risulta quindi difficile credere che il Massimo D’Alema che rigurgita amore per i Curdi ad ogni virgola sia lo stesso che nel 1998 rifiutò l’asilo politico al leader del PKK, il curdo Apo Ocalan, leader del partito dei lavoratori del Kurdistam, perseguitato dalla Turchia e definito terrorista dal governo di allora così come i Curdi sono definiti terroristi dal governo di oggi.

Certo allora c’erano motivi di opportunità politica, D’Alema era presidente del governo, aveva appena silurato Prodi – ed ha il coraggio di dare a Renzi lezioni di moralità politica – e c’erano allora “motivi di opportunità politica”.

E’ lo stile della politica dalla lingua lunga e dalla memoria corta che l’agire del politicume italiano pratica con l’insensatezza di un bambino incapace di ragionare, curandosi soltanto dell’effetto immediato delle proprie parole – la soddisfazione del proprio ego rileggendosi – e non degli effetti a lungo termine di parole e azioni che si rivelano sempre, e sempre più, sconsiderate.

 

(12 ottobre 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 


 

 

 

 

 

 




 

 

 

 




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