Carlo Calenda: “Un fronte fondato sui valori della Repubblica e della democrazia”

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di G.G. #Politica twitter@gaiaitaliacom #CarloCalenda

 

“Per sconfiggere i populisti occorre accogliere gli italiani”, così Carlo Calenda in un’intervista a La Stampa e avverte sul pericolo di una “deriva sud americana” anche se per noi il pericolo è assai più insidioso, e si chiama diventare una provincia di Putin, con Salvini galoppino-capo.

Calenda, che nella sua circoscrizione alle ultime europee ha strabattuto Salvini, insisite sui valori della Repubblica e della democrazia, certo che la maggioranza degli Italiani conti su quei valori e li ritenga fondanti per una nuova convivenza civile. Non può evitare poi di soffermarsi sull’assoluta necessità di innervenire sugli investimenti “per industria 4.0 e ambiente, ad esempio”.

Il suo “Fronte Repubblicano”, dice ancora a La Stampa, dovrebbe essere una riproduzione dell’alleanza “costruita in Europa fra popolari, liberaldemocratici e socialdemocratici, mettendo insieme la componente innovatrice della società civile, la classe dirigente, imprenditori e sindacati (…) bisognerebbe che tutti trovassero un poco di coraggio. Perché la scelta ineludibile dell’Italia è fra l’essere europei oppure cedere ad una terribile deriva venezuelana”.

Secondo Calenda, il Sig. Ministro dell’Interno Salvini “vuole rendere il Paese un misto fra Turchia e Russia” e pensiamo sia molto difficile dare torto a Calenda rispetto al giudizio che dà dello scomposto leader leghista; per Calenda bisogna fare in modo che la “parte di italiani che studia, lavora e fatica” compia “una scelta consapevole per alzare gli standard e renderli europei”.

“Salvini è forte perché noi siamo deboli. Non lo è di per sé”, non le manda a dire Calenda; è “uno che non ha mai lavorato in vita sua, che abbiamo mandato in giro a fare chiacchiere a nostre spese e che non ha messo piede al Viminale”. Non si risparmia nemmeno su Matteo Renzi che ha bisogno di “sei mesi per fare il suo partito” e boccia l’idea di un “governo per votare fra sei mesi” che è secondo lui “una idea che non si può sentire”.

Nel frattempo la sensazione è che a Roma si giochi a fare il governo che si dimette, a fare il partito dimissionario, a reclamare le dimissioni di Conte, ma poi non succeda nulla. Volete vedere che hanno scherzato?

 

(13 agosto 2019)

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