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HomeL'OpinioneIl voto unanime sui "minibot" e il frullato di PD

Il voto unanime sui “minibot” e il frullato di PD

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Testo:
Il minibot che piace tanto alla Lega. Populisti anche nella scelta delle immagini

di Daniele Santi #minibot twitter@gaiaitaliacom #eurexit

 

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Prima di andare avanti con qualsiasi commento è utile ricordare che il salvagente chiamato “minibot” come uscita dolce dall’euro, insomma un’anticamera dell’eurexit, era già stato presentato come progetto leghista addirittura nel 2012. Si trattava di un convegno chiamato “Goofynomics” al quale partecipò l’ideologo della Lega Borghi, ed era organizzato dal leghista NoEuro Alberto Bagnai.

Al convegno i minibot vennero descritti come una “maniera” (subdola) “per introdurre fintamente un’altra moneta”. Il minibot ebbe il suo momento di gloria anche nel 2017, al convegno “Oltre l’euro” presente l’ideologo Borghi e pure Matteo Salvini.

Tutti spacciano i minibot come innocui, ma i mercati finanziari – che ci prestano i soldi per tirare avanti la baracca, signori deputati di tutti i colori politici che ne dite e fate di tutti i colori – non la pensano così: e lo spread è volato a 290 punti. Magari ricordare ai signori deputati che con i soldi che ci presta il mercato si pagano anche i loro sempre troppo lauti e troppo pagati stipendi potrebbe servire… Anche se ne dubitiamo.

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I fatti raccontati col bell’articolo di Luciano Capone da Il Foglio:

Martedì la Camera ha approvato all’unanimità – e con il parere favorevole dell’esecutivo – una mozione che impegna il governo a pagare i debiti della Pubblica amministrazione “anche attraverso titoli di stato di piccolo taglio”: i cosiddetti “minibot”. In pratica maggioranza e opposizione, chi in maniera consapevole e chi del tutto inconsapevolmente (e forse è questo l’aspetto più grave), hanno spinto l’Italia verso la porta d’uscita dall’euro. Parliamo pur sempre di una mozione, che al momento non ha alcuna efficacia, ma gli investitori hanno registrato il segnale – che arriva in un periodo di incertezza e forti attacchi alle regole europee – portando lo spread oltre i 290 punti.

Si tratta di una mozione, non di una legge, come si affetta a spiegare a noi popolo bue l’On. Marattin del PD. L’esponente PD, come economista, dovrebbe avere ben chiaro cosa rappresenta un voto simile al di là del valore pressocché nullo della mozione, votato all’unanimità, quindi anche dal PD. Ma passiamo oltre.

 

 

Come spiega l’On. Marattin con piglio da social a uno ritenuto presumibilmente di poco conto, anche se vota, si è trattato di un errore [sic], e la responsabile dell’errore [sic], trattasi della capogruppo PD [sic] in commissione, ha offerto le dimissione dall’incarico e si è scusata. Non sappiamo se proprio in quest’ordine. Quindi per l’ On. Marattin questo dovrebbe bastare.

Al di là dei garbati post dell’On. Marattin che si raccontano da soli, ci permettiamo da elettori con libertà di parola e di dissenso, di scrivere che i signori deputati che stanno alla Camera e i signori senatori che stanno al Senato non stanno dove stanno per difendere le decisioni indifendibili dei loro partiti e per giustificarli via social come se fossimo tutti dei minus habens, ma dovrebbero fare il bene del paese.

Votare una mozione, per quanto la si ritenga innocua [sic] e per quanto senza seguito, e rendersi conto dopo che si è trattato di un errore – e che razza di errore! – significa non sapere perché si sta dove si sta quindi si dovrebbe avere il buon gusto di togliersi dai piedi. Per sempre.

E se alle prospettive del paese si antepone il giustificare le azioni insensate di un partito in decadimento, dalla linea politica in sfacelo, che presenta Speranza – un fuoriuscito – come uomo immagine per le Europee in tutte le tv, che ha come segretario un uomo che ha scelto suo consigliere per gli Esteri un politico che al PD ha fatto la guerra per mesi e continua a fargliela con interviste ed interventi a largo raggio, se insomma ai signori che stanno in parlamento con la tessera ed il voto del PD interessa più il parere di D’Alema che quello dei loro iscritti, ebbene il trionfo di Salvini e del suo neonazionalismo del patto con Putin è spiegato.

Poi i dipendenti da risposte sui social alle giuste rimostranze e proteste di chi vuol capire come si possa prima votare una simile scemenza e poi giustificarsi dicendo di non aver capito, pensando che con scuse ed offerta di dimissioni si sistema tutto – il voto è stato dato, e là quel sì rimane – facciano come vogliono.

Purtroppo per loro Carlo Calenda lavora meglio anche coi social. Con tanti saluti alle formiche che nel loro piccolo si incazzano.

 

 




 

 

(2 giugno 2019)

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