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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: “Dall’Alpi alla Sicilia, ovunque è Legnano”

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

“Dall’Alpi a Sicilia, ovunque è Legnano”, scrisse il poeta. Se avesse saputo cosa avrebbe significato questa frase, un giorno, certamente Goffredo Mameli si sarebbe ben guardato dal pensarla, scriverla o anche semplicemente idearla. Ma tant’è: i retaggi degli italiani son questi e non possiamo neanche farne un dramma. Tutto discende, ovviamente, dalla convinzione che il potere politico basato sul consenso possa incidere veramente sulla realtà, quando invece si dovrebbe aver capito da tempo che le cose non stanno affatto così. La politica, oggi, ruota attorno ad altri criteri: autorevolezza, competenza e anche onestà. Saremo moralisti, ma anche noi la pensiamo così. Un freno ci vuole, di fronte a certi deliri di onnipotenza. E quel che più fa ridere, qui da noi, è che tutti sentano il bisogno di sentirsi qualcuno o qualcosa: capocamerata, capocantiere, caposquadra, caposervizio e via dicendo. Tutti vogliono gradi, mostrine e ‘medagliette’, nell’illusione di poter controllare e giudicare gli altri, di poter decidere tutto attraverso un continuo ricatto: io ti do, tu mi dai. Un popolo di commercianti, insomma. Che sarebbe anche una buona cosa, in tempi di globalizzazione compiuta. Solo che non si può utilizzare lo stesso metro per tutto: bisogna anche saper tornare nell’ordine della solidarietà e di alcuni principi di coesione sociale, ogni tanto. Valori che non sono trattabili: non stiamo al mercato, detto nel senso del ‘vulgus’. E’ vero: la solidarietà spesso diventa un alibi, una sorta di paravento che va a occultare cose losche, o poco trasparenti, in un eterno ritorno all’ipocrisia cattolica, quella in cui si può anche far tutto, purché lo si faccia di nascosto. Invece, bisognerebbe riuscire a comprendere che la vita è fatta semplicemente di scelte. E che queste scelte potrebbero e dovrebbero essere compatibili con l’interesse generale, con una concezione realmente altruistica del bene comune o dell’interesse nazionale. Insomma, servirebbe il cosiddetto ‘senso dello Stato’: un sentimento che, chi non ce l’ha, non se lo può dare. Si tratta dell’esigenza di estraniarsi dalle cose per analizzarle dall’alto, senza partire da se stessi o da una sorta di interventismo decadente, che crea soltanto danni e cattive abitudini. Ma per molti cittadini è come chiedere loro di pensare con una ‘nuova testa’, in grado di ‘leggere’ fatti e problemi dal di fuori di se stessi. Un esercizio che, tra l’altro, può anch’esso incorrere in immobilismi ideologici, indifferenze intellettualistiche e un poco ‘snob’, sia chiaro. Insomma, quella che gli italiani dovrebbero riuscire a varcare è una ‘porta’ decisamente stretta. E non riuscendo a individuarla, nemmeno in termini di prospettiva, essi rimangono quasi tutti pressati e schiacciati tra illogicità e incomprensioni, opportunismi e convinzioni immodificabili. Insomma, la nostra impressione rimane di carattere antropologico-culturale: gli italiani risultano staticamente bloccati, poiché vittime di uno sviluppo che non è stato affatto un reale progresso, bensì una rivoluzione reazionaria totalitaria e schiacciante, non accompagnata da fattori culturali, educativi o di principio. Ci si limita alle addizioni, senza compiere alcuno sforzo ‘meta-politico’, senza alcuna distinzione tra diversi piani e livelli di spirito, o di semplice riflessione. Lo schiacciamento sul presente e la mancanza di memoria storica sono solo le conseguenze di questo immenso processo di appiattimento, non le cause. Perché ostinandoci a rimanere al livello del tappeto, ogni elemento di analisi si mescola agli altri, generando unicamente confusione. Siamo, cioè, di fronte a una ‘deriva’. La quale, nella sua dinamicità, andrebbe semplicemente corretta, affinché si sappia dove si sta andando e si possa evitare di infrangersi sugli scogli: questa sarebbe l’analisi politica migliore e più razionale da proporre agli elettori. Affidarsi a una classe politica seria, a una cultura manageriale che sappia tornare alle origini dei suoi presupposti sociologici ‘weberiani’, quelli più sani, insomma.

Tutto quello che stiamo vivendo è una sorta di materialismo ‘goffo’, un mero pragmatismo completamente privo di valori. Esso non solo non è più accompagnato da una coscienza storica, com’era ai tempi dell’egemonia ‘marxista’ o ‘gramsciana’ che dir si voglia: non c’è più niente che stia in piedi e siamo tutti sprofondati nel grigiore e nella mediocrità più assoluta. E tutto questo non invoglia affatto a riprendersi, a tentare quel ‘colpo di reni’ in grado di farci ripartire. Al contrario, ci sta conducendo verso il tentativo d’individuazione di nuovi metodi e di nuovi atteggiamenti per fare sempre le stesse identiche cose, sperando di non essere intercettati o, peggio ancora, colti sul fatto. Il vero ‘nocciolo’ della questione, che è poi quella di una crisi d’identità evidente, che prescinde dalle sciocchezze sbandierate ai quattro venti dai sovranisti di questi ultimi tempi, non si trova affatto sul versante dei fatti, bensì in quello degli atti. Quelli già compiuti e quelli ancora da compiere. Atti i quali non sempre sono dalla nostra parte. Anche quando si ritiene di aver fatto ogni cosa per bene; anche quando pensiamo di aver svolto pienamente e fino in fondo il nostro dovere. Tutto questo è disarmante non soltanto per coloro i quali il ‘senso dello Stato’, dell’interesse nazionale, o del ‘bene comune’ non sanno neanche dove stia di casa: lo è anche per chi, confidando sul proprio altruismo, a lungo si era convinto che, prima o poi, qualcuno avrebbe compreso come stessero effettivamente le cose e sarebbe riuscito a dare una ‘sterzata’ positiva. Ebbene: questo qualcuno non lo abbiamo trovato. Non c’è e, probabilmente, in questa fase storica, neanche ci sarà, nonostante si continui a inneggiare in favore di questo o quell’altro leader politico. Perché ci sono fasi storiche che, evidentemente, sono fatte così: confusionarie e ‘sbandate’. E non ci può far niente nessuno.

 

 




 

 

(17 maggio 2019)

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