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La narrazione minister sulle tempeste in mare come “provocazione”

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di Giancarlo Grassi #Politica twitter@gaiaitaliacom #Commenti

 

Mentre continua il lavoro della magistratura sulla famosa rimborsopoli leghista alla regione Piemonte, quella che coinvolse la legislatura guidata da Roberto Cota e che ha visto la Corte d’Appello di Torino condannare a luglio 2018 l’ex presidente della Regione, l’attuale capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, altri 22 ex consiglieri e la dipendente di un gruppo consiliare, scopriamo grazie all’acume del ministro dell’Interno che governa dai social lanciando slogan che le tempeste marittime sono “una provocazione”.

L’affermazione, ardita come poche, è stata pronunciata nei giorni scorsi mentre la nave Sea Watch 3 si avvicinava a Lampedusa per ripararsi da una tempesta ed essere meno vulnerabile, misure che chiunque abbia a che fare con i flutti sa che vanno prese. Governare il mare non è la stessa cosa che districarsi in un profluvio di scemenze ad uso dei creduloni sfamati ad odio e razzismo e la risposta del ministro dell’Interno che taccia di “provocazione”una manovra di sicurezza non può che chiarire ulteriormente, e una volta di più, il profondo disprezzo per la vita che muove la politica messa in atto dal segretario della Lega, così impegnato ad indicare un nemico nuovo ogni giorno e a scrivere discutibili post sui social, nei contenuti e nella forma, da dimenticarsi di governare.

La nave Sea Watch 3, lo riportano tutti gli organi d’informazione, non aveva fatto richiesta di sbarco, ma soltanto inviato un tweet nel quale denunciava onde alte sette metri che rendevano necessaria una manovra di sicurezza. Gli squali non si fanno sfuggire le prede. Soprattutto quando hanno fame. Cioè sempre. Da lì il tacciare di “provocazione” da parte del ministro dell’Interno a squallidi fini politici e di propaganda. Tutto diretto ai poveracci che lo ascoltano e gli credono.

Il ministro dell’Interno, quello stesso che dovrà sottoporsi al giudizio del Senato dopo essere stato indagato, trasforma in forzatura politica anche quella circostanza (spalleggiato da Bonafede, “Era d’accordo tutto il governo”) e via social, naturalmente via social, scrive “Ci riprovano. Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Non ho parole”, lui sa benissimo che non è stato indagato per avere bloccato i clandestini, ma non gli importa. Sa che i suoi, quelli che lo votano e lo voteranno, vogliono la guerra contro i negher e sono per questo disposti a passare sopra la corruzione, 49 milioni dello Stato illegittimamente spesi allegramente dalla Lega, la rimborsopoli del Piemonte, le promesse elettorali tradite, l’alleanza con il M5S. Il ministro dell’Interno che non vuole soluzioni ai problemi perché è incapace di trovarle e di metterle in atto si esprime attraverso i social e non sa governare i problemi. Se ne accorgeranno anche i ciechi e i sordi prima o poi, ammesso che non siano affogati nel profluvio di scemenze che quotidianamente gli vengono cacciate in gola.

 





 

(25 gennaio 2019)

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