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Su Change.org #INTIMITAVIOLATA petizione per chiedere una legge contro il revenge porn

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di Redazione #Roma twitter@gaiaitaliacom #NoRevengePorn

 

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ll revenge porn è la pratica, sempre più diffusa nella Rete, che consiste nella pubblicazione – o nella minaccia di pubblicazione, anche a scopo di estorsione – di foto o video intimi senza il consenso della persona interessata, spesso in risposta alla chiusura di una relazione. Un fenomeno umiliante e lesivo della dignità, che può condizionare la vita delle vittime anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali, ma non solo.

“Di quanto può essere esplosiva una tale miscela – scrive Matteo Grandi in “Far Web. Il lato oscuro dei social” – abbiamo già avuto un triste esempio con un caso di cronaca italiana che si è concluso con il suicidio della protagonista. La vicenda è quella di Tiziana Cantone, che si è tolta la vita il 13 settembre 2016, dopo che un suo video hard era diventato virale in Rete.”

Il revenge porn è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito, e in trentaquattro Stati degli Usa. In Italia, invece, non esiste alcuna legge specifica sul revenge porn. L’unica possibilità riconosciuta alle vittime è fare riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali, che non recepisce, però, la gravità e la peculiarità del fenomeno.

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Per questo la piattaforma InInsieme In Rete ha lanciato questa petizione, importantissima, per chiedere anche nel nostro Paese l’introduzione di una legge ad hoc oltre alla sensibilizzazione con azioni di prevenzione della violenza di genere e di educazione civica digitale rivolte alla popolazione generale oltre ad un lavoro legislativo atto a responsabilizzare in modo tangibile i gestori delle piattaforme e delle applicazioni attraverso le quali si effettua il revenge porn.
Occorre punire gli autori di reato, occorre dotarsi degli strumenti per fermarli.
Occorre tutelare e sostenere adeguatamente le vittime, fatte oggetto di una vera e propria violazione e persecuzione, per permettere loro di tornare alla condizione di tranquillità cui tutte e tutti abbiamo diritto.

Per firmare la petizione su Change.org cliccate qui.

 





(29 novembre 2018)

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