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Palazzi e Musei, mostre ed emozioni. L’Arte vista da Emilio Campanella

di Emilio Campanella #Arte twitter@gaiaitaliacom #EmilioCampanella

 

Chi mi legge da qualche tempo, avrà notato come ultimamente abbia la tendenza a recensire le mostre a coppie, se c’è un qualche legame, tematico, geografico, di contiguità, od altro. In questo caso si tratta di legame istituzionale, e vicinanza toponomastica. E istituzionale, siccome si tratta di due esposizioni organizzate dai Musei Civici Veneziani, e toponomasticamente non lontane, essendo esposte in due importanti palazzi sul Canal Grande.

Inizierò con La vita come opera d’arte. Anton Maria Zanetti e le sue collezioni, a Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento veneziano, sino al 7 gennaio 2019. Curata dal direttore del museo, Alberto Craievich, con la consueta attenzione e precisione scientifica, tenta, con successo, un ritratto di intellettuale, artista, collezionista del Secolo dei Lumi. Il percorso espositivo si snoda nelle sale del primo piano nobile, passato il Salone da Ballo e comprendendo il salone centrale. Anton Maria Zanetti di Girolamo, per non confonderlo con l’omonimo e più giovane cugino, celebre bibliotecario della Biblioteca Marciana. L’esposizione, già molto contestualizzata nel luogo che la ospita, ed è assolutamente veneziana per le radici culturali che ancora legano ciò che rimane delle numerosissime collezioni di disegni e stampe di Zanetti. Infatti, ciò che è esposto, e non è poco, proviene dalla Fondazione Giorgio Cini, dDalla Biblioteca Nazionale Marciana, dal Gabinetto di Disegni e delle Stampe del Museo Correr, dalle Gallerie dell’Accademia. Fu disegnatore, incisore, editore, collezionista, mercante. Amico di artisti come Canaletto, Rosalba Carriera, Sebastiano e Marco Ricci, Giambattista Tiepolo. La mostra segue passo passo tutte queste straordinarie inclinazioni, presentando un’ampia scelta di opere divise in capitoli-sezione per dare un’idea della molteplicità e della varietà di interessi di questo coltissimo intellettuale del suo tempo. Archeologia, diremmo oggi, gemmologia, come arte applicata ad altissimo livello. Non manca lo Zanetti autore di gustosissime caricature, in quell’Album della Fondazione Giorgio Cini, presente e già esposto, anni or sono, a Palazzo Cini. Una straordinarie serie di stampe a chiaroscuro, da Parmigianino, del Museo Correr, e poi opere di Giambattista Tiepolo, Jacques Callot, Palma il Giovane, Rembrandt, Cornelis Cort, Durer.
Antiga ha pubblicato, con i Musei Civici Veneziani, un ampio, documentatissimo, illustratissimo catalogo ricco di saggi di grande interesse.

A Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’ Arte Moderna invece, sino al 6 gennaio 2019, un’altra importante occasione espositiva: Angelo Morbelli, Il poema della vecchiaia. Mostra sponsorizzata dalla Banca Cornér di Lugano, ch’è all’origine del progetto curato da Giovanna Ginex. Il presidente, Paolo Cornaro, da cui il nome dell’istituto di credito, rigorosamente con l’accento scritto in rosso, perché non diventi: corner all’inglese, collezionista in proprio, si occupa delle acquisizioni artistiche per la banca, una collezione di arte italiana di fine Ottocento. Lo scorso anno venne avvertito dell’imminente arrivo, sul mercato internazionale, di un’importante opera divisionista. Alla vendita la acquistò ed ora è qui di fronte a noi, insieme agli altri cinque quadri che compongono quello ch’è un vero e proprio polittico.

La mostra, al terzo piano del palazzo, consta di due sale: la prima introduttiva, con opere di artisti coevi acquistati dallo stesso museo, in occasioni delle biennali di quegli anni, e sono di Luigi Nono, Ettore Tito, Ignacio Zuloaga, ‘Emile Claus e Lino Selvatico (che ebbe proprio in queste sale, una sua mostra nel 2016). La seconda sala è quella dedicata al Poema della vecchiaia ed alla ricostruzione del lavoro di Morbelli, presentato alla Quinta Esposizionale d’Arte della Città di Venezia (la Biennale) nel 1903. Questo in una gigantografia del padiglione della Lombardia di quell’anno, come erano esposti i quadri e la loro riproposta nella stessa posizione di allora.

Il poema della vecchiaia prende le mosse da un lungo lavoro di studio del pittore, nel Pio Albergo Trivulzio di Milano, casa di riposo per anziani poveri, istituzione cittadina nata nel 1766. Molto dipinse, l’artista, disegnò, studiò i volti, le figure, gli ambienti, le atmosfere. Anche attraverso la fotografia. Il risultato che vediamo ha un tratto di eccezionalità espositiva siccome le Biennali esponevano, generalmente, un massimo di due opere per ogni artista. Morbelli perorò la sua causa sostenendo che i sei quadri costituiscono un’unica opera. Le sue motivazioni vennero accettate ed in seguito il museo acquistò “Il Natale dei rimasti” ch’è il motivo principale della contestualizzazione dell’esposizione in queste stanze. Sono esposti assieme disegni, studi, nelle teche, documenti, opere a stampa. Si chiamano La sedia vuota, di Collezione privata, I due inverni, sempre di Collezione privata, Mi ricordo quand’ero fanciulla, da Tortona “Il Divisionismo”, Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Vecchie calzette, Lugano, Collezione Cornér Banca – ed è l’opera acquistata di cui ho parlato e proveniente da Montevideo. Da ultimo, Siesta invernale, da Alessandria, Museo Civico e Pinacoteca. Nella stessa sala anche Ruscello di Anders Zorn, 1900, anche questo di Ca’ Pesaro, che Morbelli avrebbe desiderato fosse esposto in quel 1903, accanto ai suoi lavori, per creare un raffronto fra le due maniere pittoriche. La sua in particolare, divisionista, costituita da piccolissimi tratti che è doveroso vedere da molto vicino per rendersi conto del tipo di tecnica utilizzata onde rendere l’effetto di pulviscolo di luce che risulta la resa a distanza. Lo scorso anno, poco lontano, a Ca’ Corner della Regina, già lungamente sede dell’ASAC, Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale, la Fondazione Prada presentò un’interessantissima mostra giocata sulla rappresentazione e la trasversalità: The boat is leaking, The Captain Lead. Due sale erano dedicate ad Angelo Morbelli, una con sette dipinti relativi al Pio Albergo Trivulzio, l’altra che ricostruiva la sala con i banchi, le stufe a parete. Un ‘installazione in cui si poteva entrare e sedersi come i vecchi abbandonati dei dipinti. L’opera di Anne Viebrock, s’intitola Courtroom (2017). Tornando a Ca’ Pesaro aggiungerò che Morbelli tornò lungamente su quel lavoro, anche in anni successivi, e che quei soggetti ebbero grande successo. Un mondo di anziani poveri e soli, lo stesso mondo dello scapigliato Bertolazzi di El nost Milan ed altri testi con i suoi poveri disperati… Forse proprio gli stessi.
Skira con i Musei Civici e Banca Cornér, ha pubblicato un accuratissimo catalogo.

 





 

(26 ottobre 2018)

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