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Percorsi espositivi fra Rovigo e Ferrara visti da Emilio Campanella

di Emilio Campanella #Arte twitter@gaiaitaliacom #ArtevistadaEmilioCampanella

 

 

Fino al 27 gennaio 2019, Palazzo Roverella a Rovigo, propone: Arte e Magia, Il fascino dell’esoterismo in Europa, mostra curata da Francesco Parisi. E’ curioso che pochi anni orsono proprio in questa sede, Giandomenico Romanelli abbia curato un’interessantissima esposizione dal titolo: Il demone della modernità (febbraio-giugno 2015). In questa occasione, l’argomento vorrebbe essere maggiormente sviscerato ed approfondito, con esiti peraltro decisamente discontinui. Vengono citati molti testi, da I grandi Iniziati di Shuré a: Là-bas di Huysman. Si argomenta molto di Teosofia ed Antroposofia. Molte di queste realtà furono in Francia ed in Belgio. Si affronta brevemente, anche il capitolo dell’architettura esoterica, i templi e gli altari. Si fa menzione del movimento Rosacrociano, da poco preso in esame in un’esposizione fra Solomon di New York e Peggy Guggenheim di Venezia, chiusa all’inizio di quest’anno. Sono tutti fermenti di spiritualismo di cui ci si torna ad occupare a circa un secolo di distanza. Così come le teorie di Steiner, l’Esperienza di Monte Verità ad Ascona e poi, finalmente, streghe, démoni, stregoni e stregonerie a proposito dei quali si cita appropriatamente il Malleus Maleficarum, Il Martello delle Streghe. Qui è esposto il pezzo più curioso della mostra – bisogna dirlo- illuminata tragicamente, al solito e con la praticamente totale impossibilità di leggere le indicazioni identificative delle opere esposte. Un po’ si conoscono, e ci sono cose importanti, un po’ s’intuiscono, un po’ si lascia perdere poiché l’affastellamento non è da poco.

L’oggetto curioso è un tamburello dipinto, che rappresenta una strega belloccia, formosetta, dall’incarnato e l’opulenza quasi rubensiana, i capelli rosso fiammeggiante e scomposti dal vento, siccome è aggrappata alla sua scopa di saggina, mentre un pipistrello perplesso la guarda. Un oggetto molto divertente di collezione privata francese, intitolato La strega, opera del 1882 di Luis Ricardo Faléro.

Si continua con lo spiritismo, grande moda fin de siècle, e sono esposti tavolini di pregio, rigorosamente a tre gambe. Si arriva ad Ex Oriente Lux ed a tutte le mode orientalistiche, che hanno investito come un vento caldo tutta la cultura del tempo, per un momento. Un oriente amplissimo, dal Vicino all’Estremo. Si scende di un piano e la luce cambia: qui illuminazione da grandi magazzini, che tutto appiattisce, peggiorando, se possibile, la situazione, ma almeno si legge ogni indicazione di ciò che si vede. Arriviamo alle geometrizzazioni, a Klee, a Kandinskij, incontriamo le aure e tutto ciò che vi è legato. Munch, Kubin, Redon, tre nomi incontrati a caso al piano superiore.Una precisazione è doverosa riguardo alla figura femminile a cavallo del secolo ( 800/900), le streghe, da grifagne e disgustose, si trasformano in bellissime, seduttive creature, da femmes fatales, a donne diavolo, a spose del Diavolo, il passo è breve, e qui non dimentichiamo che Margherita, nel capolavoro di Bulgakov, quando nuda, prima del sabba, si specchia, si vede bellissima, più bella di quanto fosse prima. A conclusione osservo che la mostra può essere l’ideale per ragazzotti e ragazzotte, il prossimo 31 ottobre.

A breve distanza, in auto, od in treno, a Ferrara, Palazzo dei Diamanti presenta una magnifica, imperdibile mostra: Courbet e la natura, fino al 6 gennaio 2019. Un’esposizione accuratissima, presentata con molto gusto e colto approfondimento, di “sole” quarantasette opere, una delle quali di Jean-Baptiste Camille Corot, le altre, tutte del dedicatario della manifestazione. Il percorso si inizia con una sala introduttiva dove trovano posto due sole opere, emblematiche: il misterioso ed intrigante Autoritratto con cane nero del 1842 dal Petit Palais di Parigi, con le due figure in penombra, volte verso chi guarda. Un affascinante giovane uomo dall’aria decisa, con il suo cane da caccia, passione dell’artista. Di fronte La quercia di Flagey o La Quercia di Vercinetorige del 1864 da Ornans, Musée Départemental Gustave Courbet. Il quadro bellissimo è significativo per ribadire la posizione del pittore nei confronti dell’Impero. Scelta politica che gli costerà l’esilio svizzero nell’ultima parte della sua vita. La seconda sala s’intitola Cartoline dalla Franca Contea. In ogni sala, sulle pareti sono disegnate grandi, semplici carte geografiche che indicano i luoghi cui si riferiscono le opere, oltre una gigantografia da foto d’epoca di uno di quei paesaggi. La sua Franche Contée, in una scelta di esterni dipinti contrastati, solo apparentemente idilliaci. Nella medesima sala L’uomo ferito del 1844-1854 dal Musée d’Orsay di Parigi. Un autoritratto seduttivo, con un’aria da ragazzaccio… ferito al cuore. Pare che il quadro abbia una storia precedente: doveva essere un doppio ritratto con accanto una signora amata, ma siccome l’amore era finito, rimase solo la ferita al cuore. Nella terza sala, un solo quadro, magnifico, discussissimo all’epoca Fanciulle sulla riva della Senna (estate), 1856-1857, Parigi, Petit Palais. Opera interessantissima, con queste due belle ragazze sdraiate mollemente sull’erba, fra ombra e sole, sensualissime e vestitissime, mi hanno fatto pensare a Giorgione, a Tiziano, a Veronese, normale riferimento, data la grande cultura dell’autore! Questo quadro ebbe un grande seguito, quando molti pittori successivi dipinsero la Senna, la vita lungo il fiume, i luoghi, i riti sociali, la bellezza, la seduzione, gli amori.

Natura e figura nella quarta sala. E qui mi sono domandato quanto potessero essere veramente rivoluzionarie queste visioni di natura, che per noi hanno un’apparenza così pacata. Molte grotte, molte sorgenti, molti paesaggi rocciosi, e poi tantissimo mare dalle luci straordinarie: mari calmi, mari in tempesta, al tramonto, all’alba, al chiaro di luna, e poi le onde… Eh si Hokusai e l’Ukiyo – e cominciavano ad essere molto noti in occidente e ad influenzare ed ispirare tanti, ma queste sono le onde forti e grandi di Courbet, sono proprio sue. Nella sala undici, la Svizzera e gli anni dell’esilio. Tre laghi (Lemano), le Alpi, il Chateau de Chillon, così intrisi della malinconia dell’esule. A conclusione, gli animali, la caccia. Quadri di grande forza e drammaticità, bestie bellissime, braccate, disperatamente in fuga, o disperatamente consapevoli della fine imminente.

Prendetevi molte ore per godervi questa esposizione memorabile, fissata sulla carta dal bel catalogo edito da Ferrara Arte.

 





 

(19 ottobre 2018)

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