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“Frères Ennemis” di David Oelhoffen visto a #Venezia75 è prevedibile già dal titolo

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di Redazione #Venezia75 twitter@gaiaitaliacom #Cinema

 

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Terzo lungometraggio di David Oelhoffen e seconda presenza a Venezia dopo Loin des hommes, 2014. Ancora una volta, una storia di uomini che si confrontano essendo fortemente vicini, ma, ormai su fronti contrapposti. Provenienti entrambi dalla periferia parigina, di famiglia marocchina, Driss e Manuel, ad un certo punto della vita divergono nelle loro scelte. Se Manuel rimane legato ai traffici di droga della numerosissima famiglia, Driss si distacca e diventa poliziotto per la narcotici. Da qui l’intreccio inestricabile di sentimenti viscerali, parentele e rispetto del clan e del sangue. Amicizie che datano dall’infanzia amalgamate al lavoro di commercio e scambio fra Marocco, Francia, altri paesi.

Questo il tema scelto dal regista che però non è riuscito a trovare un equilibrio fra questi elementi complessi e forti, ovvero scegliere un punto di vista registico, uno stile di rappresentazione. Insomma restiamo a dondolare pericolosamente fra avventure ed inseguimenti per soddisfare il grosso pubblico dei film d’azione, e la ricerca e l’approfondimento sociologico. Direi, senza riuscire a soddisfare veramente nessuno. Le ambientazioni sono talvolta sciatte e prevedibili, anche se qualche inquadratura in esterno ha una sua ricerca formale, ma i luoghi scelti per le scene d’azione sono estremamente prevedibili ed anche troppo visti.

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Le scene più intime, in interni domestici hanno un taglio inequivocabilmente televisivo, e non certo del migliore. Accurato il lavoro su certi attori, meno su altri. Molti volti noti del cinema francese degli ultimi anni, coinvolti in pellicole che riguardano l’immigrazione e le comunità nordafricane d’oltralpe.

Parlavamo di “Frères Ennemis” di David Oelhoffen, prevedibile anche il titolo, con Matthias Shoenaertes e Reda Kateb, 111 minuti, in concorso per #Venezia75.

 

 





 

(3 settembre 2018)

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