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Quelli che in nome del “popolo” sono a tutti gli eventi mondani ai quali il “popolo” non ha accesso

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di G.G. #Politica twitter@gaiaitaliacom #Pentaleghismo

 

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La foto che vedete è emblematica del capopopolo che in nome del popolo fa tutto ciò che il popolo non può fare e se ne vanta pubblicamente in nome del popolo che, vedendolo, dice: “Ce l’ha fatta lui ce la posso fare anche io”. Non si chiama populismo, ha un altro nome. Che come disse Gandalf nel Signore degli Anelli “non ripeterò qui”.

Una bella biografia di Stalin scritta da Gianni Riotta un paio di decenni fa si sofferma sulla questione della spudoratezza del potere con poche ma precise righe. Ve la consigliamo.

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Negli ultimi giorni il presenzialismo mondano a spese degli Italiani che gli danno uno stipendio da ministro dell’Interno e non da grande urlatore di slogan contro i migranti o da frequentatore seriale di eventi mondani in nome della sua visibilità personale, si sono moltiplicate. Prima a Venezia per la Mostra d’Arte Cinematografica con la bella fidanzata già approdata su Rai1, poi a Monza per il Gran Premio d’Italia di Formula 1 dove si è fatto fotografare nel retrobottega con la rossa fiammante. Quanto del popolo proletario che Salvini pretende di rappresentare avrebbero avuto oggi, senza essere Salvini, la possibilità di farsi una foto con la rossa nel retrobottega della Ferraria Monza? Pochi. Diremmo nessuno.

Salvini è il politico-Zelig del momento: è un po’ Berlusconi, strafottente, ma meno intelligente; è un po’ Bossi, ma più sguaiato (e ce ne voleva); è un po’ Mussolini, ma più alto ed ugualmente – e pericolosamente presuntoso – ed è, last but not least – un po’ troppo Putin. E torniamo in Russia, terra amata da Salvini, ed all’adorato – da Salvini – dittatore neosovietico con il partito del quale il partito dell’attuale ministro dell’Interno italiano ha stretto un patto di collaborazione che non dovrebbe lasciare tranquilli nemmeno chi Salvini lo ha votato.

Assistiamo dunque ad un ministro dell’Interno indagato per una serie di capi d’imputazione da far tremare i polsi che mentre da un lato dichiara che rinuncerà all’immunità parlamentare come se fossimo tutti cretini e non sapessimo che è il Parlamento a decidere se accettare o meno la rinuncia all’immunità parlamentare di uno dei suoi membri, che decide di gioare la carta del viveuri che non si cura di loro ma passa, sorride e si diverte alla faccia vostra, con gli stipendi che tutti noi Italiani gli versiamo, senza curarsi di rendere note le sue note spese e chi paga le sue scorribande da un Festival ad un Gran Premio e che ha, nonostante questo, il coraggio di parlare di onestà e chiarezza. Nonostante la faccenduola dei 49 milioni di euro della Lega ed uno spread che si avvicina sempre più all’insostenibilità Salvini presenta la caricatura post-fascista e neo-pentaleghista del Ministro della Repubblica che si sente onnipotente e non si cura della sue azioni né delle loro ricadute sul versante pubblico della sua funzione.

Molto preoccupante.

 





 

(2 settembre 2018)

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