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Cristiano Ronaldo e i tifosi biliosi dell’invidia come sport nazionale

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di E.T. #sport twitter@iiiiiTiiiii #invidiasportnazionale

 

 

 

Il culebrón chiamato Ronaldo va avanti e, se anche dovesse arrivare a Torino questo pomeriggio (6 luglio, ndr) sarebbe solo all’inizio, non certo alla fine. Ieri sera seguivo, con un amico tifoso del Milan e di una ventina d’anni più anziano di me, in un baretto che sta qui all’angolo con il televisore di dimensioni maggiori del banco, una trasmissione sportiva di pessimo livello – una delle tante, dove si celebrava l’arrivo di Cristiano Ronaldo come l’approdo del messia. E’ tutto italiano questo celebrare l’arrivo di un campione, di un politico, di una star della musica rock, come se fosse il nuovo dio in terra.

E’ la cultura monoteistica dell’italianino medio che si autodenuncia.

Dopo qualche minuto di trasmissione l’amico con il quale la seguivo ha cominciato a tirare fuori tutta una serie di ragioni secondo le quali per Ronaldo non ci sarà mai nessuna Juventus o viceversa perché “innanzitutto si tratta di una manovra pubblicitaria per far vendere giornali” e “quella trasmissione lì racconta solo balle”… Alla mia osservazione: “Ma tu la guardi tutte le sere”, la risposta è stata “perché mi diverto a sentire le balle che raccontano”…

Voglio un gran bene all’amico che cito che è, purtroppo per lui, l’esempio tipico dell’Italiano un po’ sempliciotto, cialtroncello ed invidioso che non può sopportare che non sia la sua squadra del cuore a farsi il campione – ma non lo ammetterebbe mai – e si arrampica sugli specchi. E’ l’italia dei poveracci che vogliono l’Italia onesta e votano la Lega condannata a restituire allo stato 49 milioni di euro. Cristiano Ronaldo, se arriverà, non si troverà in un bel paese. Non lo accoglieranno a braccia aperte nemmeno i suoi. E, nonostante le manifestazioni di affetto [sic], le grida di giubilo e le presentazioni allo stadio che si devono ad un calciatore cinque volte Pallone d’Oro, resterà sempre uno straniero, un idolo, un campionissimo per questo un intruso in questa italietta dei perdenti che sono tali per passare tutta la vita a contare i soldi altrui anziché pensare a guadagnarne.

Anche Cristiano Ronaldo sarà, bontà sua, bersaglio delle feroci critiche da social. Si occuperanno di lui come se ciò che fa a casa sua fossero proprio fatti loro, lo seguiranno in ogni dove, dovrà difendersi dalla cattiveria, dall’invidia da bar e dalla frustrazione altrui. E ci sarà chi sarà così scaltro da rinfacciargli che l’aumento degli abbonamenti allo stadio servono per pagare il suo stipendio da 30milioni l’anno.

I guadagni, proprio in termini di euro, che genererà la presenza di Cristiano Ronaldo nel campionato italiano, nella squadra che più scudetti ha vinto negli ultimi dieci anni, che ricadranno a pioggia anche sui conti della Lega italiana passano del tutto inosservati, nascosti da tonnellate di livore, invidie, pettegolezzi, maldicenze, mal di pancia, rumoreggiamenti e flatulenze verbali (insomma, chili di merda) di chi vorrebbe essere al suo posto, ma non ha avuto i coglioni per arrivarci.

Anche la politica si metterà di traverso, perché nessuno, in questo paese, può sopportare il talento altrui. Soprattutto chi ha avuto una poltrona senza talento alcuno. O coloro che sono stati così occupati a criticare da non avere tempo per rendersi conto che anche il talento, se non ce l’hai, si può costruire con il duro sforzo ed il lavoro.

Il punto che a forza di lavorare e di sforzarti poi rischi di capire che per la maldicenza, il pettegolezzo e i mal di pancia da invidia nazionale, tempo non ne hai più. E in quella storia lì proprio non vuoi starci.

 

 





(6 luglio 2018)

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