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“Non sono d’accordo” o dell’animo sensibil-istituzionale del presidente della Camera

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ANSA/MASSIMO PERCOSSI

di Daniele Santi #pentaleghismo twitter@gaiaitaliacom #politica

 

 

Nelle prove di regime occorre sempre l’anima buona da mostrare in pubblico, il volontario che si traveste da buonissimo per recitare il “noi non siamo tutti uguali c’è anche chi, come me, è buono e si preoccupa per gli altri”. E’ la faccia pubblica delle prove di dittatura o prove di pentafascismo che dir si voglia, che veste la voce di testa e le originali esposizioni verbali di Roberto Fico, già presidente muto della commissione di vigilanza Rai, messo alla presidenza della Camera da Luigi Di Maio che aveva bisogno di un civil servant.

Dunque assistiamo da un lato alle politiche razziste ed omofobe di Salvini che li mette tutti in fila, i razzisti, perché c’è sempre spazio per un “avanti un altro!”, ed ecco pronto il grillino buono che si smarca dall’omofobia di stato e dice che non ci sta. E via alle diatribe verbali sul “parlare a titolo personale” e via andare e poi la stura ai commenti che “questo nel contratto non c’era” perché Lega e M5S hanno dato prova di serietà contrattuale (ma fateci il piacere!) e quindi le rassicuranti parole di Roberto Fico, che sarebbe il comunista del grillismo (#annamobbene): “Non sono d’accordo con il blocco dei porti”, che non si sa mai che qualche voto di coloro che si sentono così di sinistra da votare  il pentarazzismo omofobo e un po’ fascio.

Fico però non frega nessuno perché è noto anche ai polli che chi riveste una carica istituzionale deve per forza apparire “istituzionale”, in termini di sensatezza dell’esposizione (che non significa ricercatezza verbale o coerenza grammaticale e sintattica altrimenti sai le risate…) e in termini di ritorno d’immagine pubblica. E’ così vero quanto affermiamo che persino Roberto Calderoli, da presidente del Senato, evitava di dire castronerie. La notizia è che, al contrario di Fico, Calderoli ci riusciva.

Dunque non vengano a raccontarci che Roberto Fico è voce altra rispetto al pentaleghismo tristemente al potere in un periodo storico in cui le due formazioni rette dal malefico patto dell’odio raggruppano insieme il 60% delle intenzioni di voto. Fico rappresenta perfettamente la faccia bugiarda di questo corso politico nato dal Berlusconismo che sappiamo da dove viene, ma non sappiamo dove ci porterà, o meglio lo immaginiamo. Tutto il resto è la solita chiacchiera di chi scrive per dare un colpo qui oggi, un altro là domani, e due colpi a testa mercoledì.

Servono a poco i colpi di teatro buonisti di Roberto Fico contro i deliri di onnipotenza di Matteo Salvini che si sente già sul trono d’Europa incoronato dalla Grande Madre Russia del suo mentore Vladimir Putin (leggetevi su Repubblica il resoconto dell’invereconda Pontida, noi non ci sogniamo di pubblicare nemmeno una virgola).

Si attende l’opposizione, qualora l’opposizione decida di far sapere che esiste.

 





 

(1 luglio 2018)

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