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Il confine tra intolleranza e fascismo (vero problema italiano) è sottilissimo…

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di Il Capo #fascismi twitter@gaiaitaliacom #politiche

 

 

Un paio di giorni fa abbiamo pubblicato la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, da parte della Procura di Roma, di Vittorio Di Battista – padre del pentastellato Alessandro – per alcuni dichiarazioni via Facebook poco felici che inneggiavano alla Bastiglia, con poca precisione storica, invocandone gli effetti anche sul Quirinale. Sono stati numerosissimi i commenti di coloro che hanno seguito la notizia sulla nostra pagina Facebook, ringraziamo i nostri lettori per questo. C’è tuttavia una cosa che ci lascia, ci ha lasciati e ci lascerà, interdetti: l’intolleranza ed il livore ingiustificabili che contraddistinguono tutti, tutti, i commenti.

L’intolleranza ed il livore vengono da persone che per appartenenza politica sono riconducibili ad quel mondo di sinistra che pretende di potere essere d’esempio per coloro che d’intolleranza, livore ed odio verso l’altro, vivono: M5S, Lega, destra xenofoba. Curiosamente però – in realtà niente affatto curiosamente, piuttosto “coerentemente” – questi che pretendono di indicare la via della civiltà ad altri, a quelli che vengono chiamati barbari, si trovano ad usare gli stessi termini, le stesse espressioni intrise di rabbia che spesso sfociano nell’odio personale, di coloro che vorrebbero civilizzare in quanto barbari. C’è differenza tra l’insulto che viene da sinistra verso destra o quello che da destra va verso la sinistra? Qualcuno ce lo spieghi.

Ci ha lasciati senza parole un commento che chiede ai discendenti del vecchio Di Battista di non procreare, affinché non ci siano eredi di tali geni. Amici lettori, amiche lettrici, questo è nazismoE lo capite bene che si è discesi fin quasi ad un inferno dal quale sarà difficile uscire, a meno di un rinsavimento generale.

Cosa fare? Non ne sappiamo granché. E’ certo che l’impegno reale nei confronti di una società che non sa più dove andare, dove la stupidità e le ambizioni personali hanno presto il posto della competenza e della competizione sana, non è soltanto un’espressione da usare dalle pagine di un quotidiano per giocare ad essere tolleranti o per voler dare la lezioncina. L’impegno reale nel mondo in cui siamo e proprio nel luogo in cui siamo è ciò di cui il nostro mondo, quale che sia il nostro mondo, ha bisogno. Così come il ritorno ai libri, alla conoscenza, al non affermarsi per la sagacità presunta o per la violenza di un commento volgare e da bar che grazie alla mente perversa di un adolescente arrivista ora può essere data in pasto al mondo, il ritorno alla fiducia nei confronti dell’altro per ritrovare la fiducia in noi stessi e non affidarsi al primo cialtrone che grida “Io!”, possono essere una via per non vivere una vita fatta ad uso e consumo di leoni da tastiera senza voce in capitolo.

Cosa che nessuno dei nostri lettori e lettrici, ne siamo certi, vuole essere.

 

 




 

(31 maggio 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

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