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I vincitori del 4 marzo 2018 non sono riusciti a fare un governo, qualcosa vorrà anche dire

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di Giancarlo Grassi #politica twitter@gaiaitaliacom #elezionibis

 

 

Dunque questo patetico post-elezioni gestito da guitti incapaci che dopo avere vinto le elezioni del 4 marzo raccontando frottole e senza un programma, ci consegna una sola certezza: i due partiti, M5S e Lega, che insieme formavano il 52% dell’elettorato e il partito e la coalizione, M5S e Centrodestra, che insieme rappresentano oltre il 72% degli elettori non sono riusciti a fare un governo. Si sono rifiutati di governare. Non sono stati capaci di trovare un accordo per il Paese. Si sono rifiutati di soccombere al proprio ego, alla propria vanità, alla loro sete di poltrone. E fingono di essere infuriati.

Questo avviene proprio a causa dell’atteggiamento dei leader dei due maggiori schieramenti politici che hanno costruito le loro fortune momentanee, castelli di carta poveracci, sull’opposizione alla politica dell’ego, della vanità e della sete di poltrone. Uno spettacolo indegno. Leader indecorosi. Atteggiamenti cialtronistici. Balle sull’euro sbugiardate da chi le ha pronunciate pochi giorni prima. Giravolte.

E nuove elezioni alle porte che andranno peggio di quelle del 4 marzo.

E mentre tutto questo va in onda, come sulle peggiori reti di programmi demenziali, questo inguardabili vanesi non fanno altro che incolparsi a vicenda quando ad entrambi, a tutti loro, era chiaro che al governo non volevano andare e l’unico obbiettivo con i loro slogan inascoltabili e le loro promesse irrealizzabili, era quello di svuotare Forza Italia e suonare il de profundis al PD che se lo suona da solo, non c’era proprio bisogno di sostegni esterni.

Ora, e lo scriviamo come si sussurrano segreti indecenti in camera caritatis, l’unica notizia positiva che viene da tutto questo e da alcuni sondaggi è la scomparsa dal parlamento di Liberi e Uguali e dei loro impresentabili comunisti da 600mila euro all’anno, tutto il resto è un’Italia spaventosa, dove ragazzini incolti ed eccitati chiedono l’autografo e si fanno selfie con Matteo Salvini come se fosse l’eroe dei due mondi e dove mezzo paese crede alle balle di Di Maio e manifesta, vedi Bari, nell’immediato dopo elezioni per ritirare il reddito di cittadinanza che in questo paese non ci sarà mai.

Elezioni a luglio o in autunno nulla cambierà, il paese non è spaccato in tre come un autorevole esponente salviniano diceva oggi a Rainews24: il paese è fottuto e a fotterlo sono i suoi abitanti incapaci di distinguere tra uno slogan e un programma, tra un cialtrone e un politico e pronti ad ascoltare soltanto chi dà la colpa a qualcun altro. Ed è vero che il verbo fottere non è proprio televisivo. A meno che a spararlo non siano Salvini o Di Maio. Allora diventa un evento mediatico.

Eccola l’eredità lasciata da Silvio Berlusconi: un paese i cui cittadini sono in maggioranza devastati dall’incultura e dalla mancanza di senso critico ed ai quali il decisionismo poco intelligente di Matteo Renzi ha giovato ancor meno. Grandi leader italiani. E ancor più geniali elettori.

Stendiamo un velo pietoso sulla politica di sinistra [sic]…

 

 




 

(8 maggio 2018)

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