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Lorenza Morello: “Ha vinto lo sconforto di quelli che non vedono coerenza tra le parole e i conti che non tornano a fine mese”

di Giovanna Di Rosa #interviste twitter@gaiaitaliacom #Elezioni2018

 

 

Abbiamo chiesto a Lorenza Morello, già acuta osservatrice anche dalle nostre pagine, della realtà politica ed economica italiana, un commento a caldo su queste Elezioni Politiche 2018, consci anche della parzialità di alcune possibili risposte, essendo ancora nel pieno del marasma post-risultati – al momento in cui scriviamo – e senza che i due grandi sconfitti della tornata elettorale, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, si siano ancora pronunciati sull’esito elettorale.

E’ tuttavia interessante la lettura di questa breve intervista che in poche battute, fulminanti, offre una panoramica facilmente comprensibili su cause ed effetti dell’ennesimo tsunami che ha colto inaspettati i soliti conservatori dell’establishment. La trovate di seguito.

 

 

Il M5S è primo partito, il centodestra prima coalizione. L’Italia ha votato… Salvini si autocandida premier. Di Maio dice che solo il M5S può essere forza di governo. Cosa succederà?

Cosa succederà? Si assisterà ad un teatrino di capataz che pensano solo ai propri assetti di potere mentre il Paese, già in ginocchio, langue e il mondo delle imprese chiede riforme che non arrivano e che non possono attendere gli svilenti balletti della politica che, appunto, interessano solo alla politica.

Le Elezioni consegnano al paese un PD devastato. Cosa pensa?

È evidente a tutti che se il centrosinistra fosse stato unito non avrebbe perso in modo così disastroso. Quando si dice che i primi nemici della sinistra sono interni alla sinistra stessa non si fa qualunquismo, questi risultati palesano questa verità.

Quali responsabilità attribuisce e a chi?

Ritengo fondamentale riflettere sugli errori fatti e aprire, a livello nazionale, una “discussione congressuale. L’azzeramento dei vertici credo sia un passo ineludibile. Non si può parlare di rottamazione e poi fare delle squadre come quelle che sono scese in campo. Queste, infatti, erano indice di un partito non coeso, sacrificato all’edonismo di pochi. E questo edonismo ha fatto sì che le c.d. “dissenting opinions” anziché essere ascoltate e valorizzate (in quanto espressione delle varie pressioni popolari) siano  state emarginate consegnando un grande numero di voti agli avversari. 

Al M5S 8 collegi su 28 in Sicilia, tutti i collegi in Puglia. Temiamo non sia solo un plesbiscito…

Non è un plebiscito, è la democrazia (bellezza). Democrazia, quel principio che dice che chi prende più voti vince e governa. 

Dal punto di vista economico come potranno mantenere le promesse fatte le forze vincitrici?

Non ne ho vista nemmeno una di credibile, e comunque se il PIL non torna a crescere saranno le solite parole da campagna elettorale, e si avvererà la profezia di Gaber “Chiunque governi la musica non cambia”. Avremo solo cambiato gli interlocutori a cui paghiamo lo stipendio.

Hanno vinto forze divisive, razziste e omofobe. E’ questa l’Italia?

Ha vinto lo sconforto di quelli che non vedevano coerenza tra le parole dei politici (“Va tutto bene Madama la Marchesa”) e i conti che non tornano a fine mese. Ha vinto chi nelle nostre politiche di accoglienza (mal fatte e mal gestite, l’ho sempre sostenuto) ha cavalcato l’onda dicendo che gli stranieri (cattivi) ci “rubano il lavoro, il pane, e ci ingravidano le donne e ci sottomettono al loro credo”. Ma se hanno vinto non è perché i  nostri connazionali sono sciocchi, non mi permetterei mai di pensarlo e, come detto, rispetto profondamente il principio democratico stante il quale così tanto italiani hanno votato in una certa direzione. E se lo hanno fatto è perché la forbice di povertà si è allargata ed è stato molto facile dare la colpa all’uomo nero, alla politica che ruba (e se poi rubano anche quelli del movimento che ha vinto sono stati bravi a raccontarci che gli altri rubano di più perché rubano da più tempo e poi “…diciamocelo non è che questi soldi ve li dovevamo dare…lo abbiamo detto ma mica eravamo tenuti a farlo!”). Ha vinto il dolore che il nostro Paese vive, e lo ha espresso così perché non essendo una nazione coesa, non siamo capaci di fare una vera rivoluzione. Ognuno si ribella come sa.

Ora cosa succederà? 

Da qui alle 17 (5 marzo 2018, ndr ore 1633) di oggi si attende il redde rationem all’interno del PD. Poi da qui al 23 marzo balletti, accordi, alleanze…siamo un Paese ridicolo. È ora di prenderne atto. Non ci deve interessare “Chi va con chi” ma “Chi fa cosa per il Paese”. Guardi, governi chi vuole, ma se non riparte l’economia si qualificheranno tutti da sé.

 





(5 marzo 2018)

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