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Fare il quotidiano secondo le regole del Social Network? Anche no, grazie…

di Il Capo #gaiaitaliacomnotizie twitter@gaiaitaliacom #social

 

 

Buongiorno. E’ l’Editore che vi parla. E spera che stiate bene. E vi ringrazia pure per le belle soddisfazioni che riceve. Dunque, due chiacchiere. E’ notizia di questi giorni, ampiamente condivisa su quotidiani ben più autorevoli, grandi e soprattutto ricchi del nostro, che il principe dei Social Network ha deciso di cambiare l’Algoritmo per individuare quelle da Lui considerate fake news. L’Algoritmo è strutturato in modo tale che sarà il Principe dei Social Network a decidere chi produce fake news indipendentemente da chi le produca sul serio, basandosi su strutture rigide come i titoli, le fonti (chi autoproduce che fa?), il format dei contenuti, le date di pubblicazione e, immaginiamo, il feedback dei social-dipendenti.

La misura tutela il Social in questione, essendo stato proprio lui, il Principe dei Social Network, tra i principali inconsapevoli divulgatori di fake news durante le ultime elezioni a stelle e strisce, quelle dove ha trionfato il presidente Pel Di Carota. E’ evidente che lo stile scanzonato ed irrispettoso del nostro quotidiano sarà penalizzato da quell’Algoritmo, ed è altrettanto chiaro che non me ne frega niente.

Sono infatti ormai diversi mesi che il Principe dei Social ha ingaggiato una furibonda lotta con le nostre notizie, bloccandoci ripetutamente e senza motivo ed impedendo la condivisione dei nostri contenuti nei gruppi, supponiamo su segnalazione di qualcuno a cui dà fastidio la nostra linea editoriale. A nessuno dei nostri messaggi di protesta è stata data risposta. Nel frattempo gruppi che inneggiano al Duce hanno continuato a proliferare e a pubblicare cacca.

La ricerca di fake news è davvero un cosa seria, così che al Principe dei Social, sfugge che le nostre notizie, spirito mordace a parte, sono sempre veredocumentate perché chi collabora con noi sta nei posti dove le notizie, soprattutto quelle politiche, si conoscono in loco. Quel che pensa il Principe dei Social che si basa su segnalazioni da mal di pancia e non le verifica ci riguarda relativamente, perché – per come stanno le cose e per le decisioni prese dal Supremo Algoritmo – è evidente che la storiella è stata studiata per privilegiare i Grandi Editori, quelli allineati, ed evitare a quelli realmente liberi di fare troppo rumore. Che non si corra il rischio di infastidire troppo chi si infastidisce troppo di suo.

Personalmente non mi sono mai piegato davanti a nulla, non ho mai detto “sì” quando volevo dire “no” e scrivo questo pezzo in prima persona proprio perché sia chiaro che delle decisioni del Supremo Algoritmo me ne strafrego e continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: agire secondo le mie convinzioni facendo ciò in cui credo senza curarmi del giudizio altrui. E dell’Algoritmo me ne strafotto.

Spero quindi che altri seguano il mio esempio, il nostro esempio: perché questa schiavitù da social comincia a stare stretta e puzza tanto di Grande Fratello da Terzo Millennio contro il quale sarebbe bene cominciare ad operare, eliminando innanzitutto una serie di dipendenze che più o meno consapevolmente abbiamo sviluppato – non che questo mi riguardi… Nulla che non sia più che pubblico e che non abbia a che fare con la mia attività pubblica è visibile sul Principe dei Social – fagocitati da un ego smisurato che ci fa eiaculare quando qualcosa che ci riguarda ottiene l’agognato “like”, e senza renderci conto che siamo in vendita quotidianamente come tante troie. Con la differenza che loro lo sanno.

E se proprio dovessi, dovessimo vedere, che la presenza sul Principe dei Social ci va stretta sul serio ed accorgerci di essere penalizzati in quanto coerenti ed in quanto non allineati, in quanto indipendenti ed in quanto informati, nessun problema: il Social ce lo possiamo sempre fare da soli. E chi ci ama ci segua.

 





 

(11 febbraio 2018)

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