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Il giorno in cui Massimo D’Alema si mangiò Pietro Grasso

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di Daniele Santi #politica twitter@gaiaitaliacom #sinistre

 

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A Massimo D’Alema, che dentro Liberi e Uguali è il capo e gli altri tutti schiavetti, Pietro Grasso già non piace più. E come potrebbe? La formazione della sinistra sinistra i cui esponenti pretendono di parlare a chi guadagna meno di 15mila euro all’anno dall’alto dei loro 15mila euro al mese nata dalla decisione di D’Alema di sfasciare il PD, continua a stare tra il pochino e il poco quando va bene ed il trend è sempre leggermente calante. Succede ai capolavori che spesso vengono rivalutati post-mortem. Sarà per questo che c’è chi rimpiange Andreotti e Craxi.

Il Leader Massimo è preoccupato: subito dopo il debutto come leaderino sotto tutela di Pietro Grasso all’Eur, i sondaggi si erano lanciati nell’attribuire alla forza politica che non parla a nessuno e che “i programmi vedremo” e che “bisogna parlare a la zente” un favoloso 7,3% che in poche settimane è diventato assai meno e che ora si attesterebbe attorno all’ancor meno. Orrore, morte, disperazione e tragedia, tocca accantonare il sogno vendibile della doppia cifra che riuscì solo a Bertinotti in tempi relativamente recenti quando c’erano ancora le lire a Bertinotti, da ottimo comunista, vestiva cappotti costosissimi mentre parlava a la zente.

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ll D’Alema dell’ho sempre ragione io comincia a ricordarsi che tra comunisti non ci si ama per niente – lui lo sa benissimo – e si trova a fare i conti con formazioni politiche di sinistra che con la sua sinistra sinistra non vogliono avere niente a che fare come Potere al Popolo e il Partito comunista di Marco Rizzo che gratta gratta va a finire che vincono.

Se va avanti così gli toccherà di trombare Pietro Grasso, farlo stare zitto, e cominciare un nuovo tour portando il verbo dalemiano un po’ dappertutto così da riuscire nell’impresa disperata di portare il suo partitino oltre la soglia di decenza che consentirebbe ad un gruppuscolo di figlioletti delle coop di sedersi comodamente in parlamento. Massimo D’Alema si è reso conto che Pietro Grasso è un cavallo zoppo. E’ pretenzioso e un po’ antipatico. E troppo snob per sfondare tra gli operai (che votano Lega o M5S qualora D’Alema se ne volesse accorgersene).

Dunque occorre la cura del Leader Massimo al quale toccherà tornare in televisione per fare felici Berlinguer e Gruber e disconoscere il Grasso figlio prediletto. Trepidanti attendiamo i suoi geniali interventi.





(9 febbraio 2018)

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