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Molestie sessuali. Tra femminismo e maschilismo è meglio l’egualitario #Visioni di Mila Mercadante

di Mila Mercadante #Visioni twitter@Mila56170236

 

 

“Qui c’è troppa puzza di Dio.” Carmelo Bene

 

A 17 anni ho accusato un uomo di fronte a un suo superiore perché mi aveva messo le mani addosso. Dopo di me altre tre ragazze hanno preso coraggio e hanno dichiarato di aver subito molestie da lui. L’uomo è stato licenziato. Ho causato il suo licenziamento. Sono ancora pentita di averlo fatto, ancora ricordo il suo sguardo disperato mentre usciva a testa bassa dal luogo in cui aveva lavorato per molti anni. Ho perdonato lui, non me. Da allora non ho più agito in quel modo, ho solo mollato ceffoni, e a modo mio tento di spiegare perché.

Quando si parla di molestie sessuali l’equivoco maggiore in cui si incorre è quello di considerare femminista chi attacca e maschilista chi difende. A parte che attaccare e difendere sono esercizi sterili, si dovrebbe ragionare semplicemente da egualitari, evitando di fare quel tipo di distinzioni che solitamente servono a creare gruppi di interesse chiusi e asfittici e soprattutto a caratterizzare i generi: le donne e gli omosessuali intoccabili perché sempre vittime e sempre migliori, gli uomini sempre dominanti e spesso predatori, neanche fosse una questione di “natura” e non di cultura, di educazione. Sarebbe decisamente più proficuo rischiare percorrendo una via parallela, quella della decostruzione delle funzioni tradizionali, il solo modo per poter immaginare o inventare individualità libere, senza che per questo si debba sacrificare o annientare il valore della genetica e i ruoli che ne conseguono. Un compito arduo che spetterebbe innanzitutto alle donne – più ancora alle madri – se solo fossero stanche o consapevoli (almeno loro!!) dell’interpretazione distorta che hanno di sé.

Se si fa una brevissima incursione nel mondo della psicanalisi ci si imbatte immediatamente nel mito edipico. Ogni essere umano – nascendo – si iscrive automaticamente nel registro delle vittime del mito di Edipo. La madre è l’oggetto del godimento per eccellenza, il padre è l’interdizione a quel godimento: non esiste altra via d’accesso al godimento che non sia la trasgressione. Secondo Lacan – visto che è impossibile arrivare alla madre o meglio al godimento della madre – bisogna passare attraverso oggetti di sublimazione e oggetti dell’eccesso. Ecco che gli esseri umani si trasformano in bambini vittime delle loro pulsioni, mai soddisfatte. I maschi certamente più delle femmine, perché hanno il pene. Quando si parla di sesso maschile si finisce sempre lì, al pene e alle questioni di potere. In parole povere l’uomo godrebbe del godimento del suo pene, non raggiungendo mai il godimento dell’altra/o.  C’è però la possibilità di arrivare a una forma di godimento che va oltre l’Edipo, che è pre-edipica: non è più godimento del fallo bensì del corpo intero. Il corpo gode di se stesso. Roba da mistici? Anche no, eppure Lacan indica il miglior esempio di corpo che gode di sé nella statua del Bernini raffigurante santa Teresa d’Avila. Questo per dire che l’individuo forse darebbe il meglio di sé se non fosse costretto in un mondo fatto di rapporti rigorosamente mentali, in contesti sociali, ideologici e ambientali tutti costruiti sul famigerato mito edipico.

La caccia alle streghe scatenatasi sin dal giorno in cui i media cominciarono a rendere pubbliche le malefatte di Harvey Weinstein mi fa orrore, e credo dovrebbe fare orrore a tutti prescindendo dal giudizio negativo che ogni molestatore seriale suscita. Ci troviamo di fronte a prese di posizione gelide, che non prevedono sfumature né permettono vie d’uscita ai “prigionieri”: il nostro è un periodo storico assai rozzo anche perché può accadere di assistere a una guerra spietata contro singoli individui, ai quali attraverso il megafono dei media si riserva una sorta di pena di morte senza penthotal né sedia elettrica. Per adesso questa guerra si combatte prevalentemente nel mondo dello spettacolo, che è notoriamente il regno dell’orgia. Si allargherà. La delazione – anche tardiva – si diffonderà, calerà dall’alto delle colline di Hollywood e contagerà altri settori. Gogna mediatica per tutti! Il termine delazione mi pare più che appropriato alle circostanze e per quanto mi riguarda lo associo alle dittature. C’è bisogno di farla tanto demenziale, questa battaglia?

La questione delle molestie ci pone di fronte alla prospettiva di un inasprimento delle pene, benché recentemente, alla prima seduta sul tema avvenuta al Parlamento europeo, i banchi fossero quasi tutti vuoti. Non parlo dell’aumento delle pene relative allo stupro (che è un atto gravissimo, tanto quanto l’omicidio) bensì della possibilità di equiparare stupro e molestia, così come è stato fatto in alcuni Stati. In Canada tutte le forme di “contatto sessuale non consensuale” sono punibili alla stregua dello stupro. In Svezia tutti i comportamenti sessuali che prevedono l’uso della forza sono puniti dalla legge alla stregua dello stupro. Faccio un esempio: se un uomo bacia o palpeggia una donna contro la sua volontà viene considerato un violentatore. Non lo è, né nelle intenzioni né per le modalità di azione. Le statistiche dimostrano che il deterrente della pena non ha provocato alcuna diminuzione dei reati sessuali, né delle molestie né degli stupri.

Negli Stati Uniti le molestie sessuali e gli stupri si possono denunciare fino a dieci anni dopo. In Italia sei mesi dopo. Come fornire prove inequivocabili di stupro se la denuncia avviene dopo molto tempo? Non è necessario il certificato medico di un ospedale? Di fronte a un’accusa per molestie sessuali è di per sé molto difficile stabilire la verità quando la vittima – o la presunta vittima – denuncia subito. Tizia afferma che Tizio l’ha baciata bloccandola contro un muro: come fa Tizia a rendere credibile il suo racconto se non vi sono testimoni? E come si difende l’accusato? Chi dei due dichiara il falso? Naturalmente di fronte a certe accuse si tende a dar credito alle vittime, e questo è tanto rassicurante quanto pericoloso. E’ rassicurante per le donne realmente offese, è pericoloso quando le accuse sono inventate di sana pianta oppure quando le circostanze che hanno determinato un contatto sessuale vengono completamente o in parte travisate. Succede.

Se per tutti i tipi di approccio sessuale nei riguardi di persone non consenzienti l’onere della prova e la presunzione di innocenza non valgono più (e già si vede che non valgono più), accade che l’intera società civile subisce un cambiamento radicale tutt’altro che positivo. Voglio dire che per rivendicare la necessità di modificare certi comportamenti si potrebbe finire col creare una separazione drastica tra i sessi, una sorta di apartheid, minando la spontaneità, la creatività e la spinta attrattiva verso gli altri. Non è un’esagerazione. Se un ministro britannico si suicida solo per aver messo una mano sul ginocchio di una donna non sto esagerando. Se negli Stati Uniti gli uomini hanno il sacro terrore di trovarsi in una stanza d’ufficio o in un ascensore da soli con una donna perché di fronte a un’eventuale falsa accusa di molestia o di stupro non potrebbero difendersi, non sto esagerando.




(23 novembre 2017)

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