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Massimo Giannini e il doppio parere su Gianfranco Fini: quello del 2010 e quello per Giletti

di Il Capo, #Politica twitter@gaiaitaliacom #Televisione

 

 

Massimo Giannini è uno con le idee chiare. Uno di quelli con le idee chiare che si chiariscono nella sua testa con il tempo a seconda degli accadimenti, succede ad ogni buon giornalista, o a seconda della linea editoriale del giornale, come succede ad ogni dipendente che ha un capo, o a seconda della convenienza politica del momento, perché il buon giornalista che ha un capo sa sempre quando un’opinione è scomoda. Così, come succede per il buon Scalfari che parla di uomini soli al comando lui che la democrazia non sa nemmeno dove sta di casa, Giannini cambia opinione su Gianfranco Fini a seconda di dove va la cronaca e prima che ci siano prove che la cronaca dice il giusto.

Ospite della trasmissione di Giletti, che è quel giornalista televisivo che dice che l’informaizone su La7 è libera, che è come dire che quando piove le gocce vanno all’insù e pretendere che ci si creda, ha raccontato con la serietà di chi regala opinioni granitiche che “bisognava avere il coraggio di attaccare Fini su Montecarlo quando era potente”.

Quando Fini “era potente” Massimo Giannini scriveva però questo…

 

… com’era ovvio dopo la sacrilega rottura umana e politica con il padre-padrone del Pdl, il fango ha ricominciato a sommergere copiosamente Gianfranco Fini per la vicenda del famigerato appartamento di Montecarlo ereditato da Alleanza nazionale, rimesso sul mercato e poi finito nella disponibilità del cognato dello stesso presidente della Camera.

Nel metodo, diciamo subito che Fini ha compiuto un gesto di responsabilità, onorando il ruolo che ricopre e cercando di chiarire fin da subito tutti i punti della vicenda. Senza aspettare il corso dell’inchiesta della procura di Roma, senza urlare contro i giudici “comunisti” come fa quotidianamente il premier, ma anzi esprimendo la massima fiducia nel lavoro dei magistrati.

Fini dà prova di grande senso dello Stato. Equilibrio politico, rispetto del potere giudiziario, disponibilità a fare luce: così si comporta un uomo delle istituzioni, quando è in gioco l’onorabilità della sua carica e la trasparenza dei suoi comportamenti. Già qui si coglie l’abisso culturale e temperamentale che separa il presidente della Camera dal presidente del Consiglio, abituato a destabilizzare l’ordine giurisdizionale con i suoi furori ideologici e ad umiliare il potere legislativo con le sue leggi ad personam.

Nel merito della vicenda, le precisazioni riassunte da Fini in otto capitoli sembrano sufficienti a sgombrare quasi completamente il campo dagli equivoci e dai dubbi…

 

… il resto dell’articolo è linkato e potete leggerlo da voi. Così vanno le cose giornalistiche in questo paese. I potenti andrebbero sempre attaccati quando sono potenti, poi però succede che quando sono potenti lo sono troppo e bisogna sempre salvarsi le natiche per poi dire, qaundo questi sono in disgrazie e per farsi belli, che andavano attaccati quando erano potenti. Giletti inaugura così la sua trasmissione su La7 con la leccatina a Cairo che il il Don Chisciotte dell’informazione Libera, come si evince dalla lunga storia del Corriere, e con le dichiarazioni del coraggiosissimo Gianni che insegna come attaccare i potenti, ma lo insegna agli altri perché quando c’era da attaccarli non lo faceva.

Ci dicano i potenti del giornalismo a che gioco giocano, lo dicano a noi illetterati della povere testate online.




 

(13 novembre 2017)

©gaiaitalia.com 2017 – diritti riservati, riproduzione vietata

 



 

 

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