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La nuova Inquisizione spagnola guidata da Monsignor Mariano Rajoy mette al rogo la Catalogna

di Il Capo, twitter@gaiaitaliacom

 

 

La nuova Inquisizione spagnola guidata da Monsignor Mariano Rajoy mette al rogo la Catalogna proprio quando Puidgemont scrive al primo ministro più debole della storia di Spagna per “discutere” della Catalogna, di Barcellona, del referendum, dei cittadini, di libertà, di politica e di “lo que vamos a hacer”. Coaudiuvato dalla Fiscalía General l’operato dell’Inquisitore Rajoy si basa principalmente sull’obbiettivo di reprimere, arrestare, zittire, inquisire. In onore alla storia della borghesia cattolica nera che nel corso della storia di Spagna, dal colonialismo a Franco, solo questo ha saputo fare.

La giudice Carmen Lamela ha quindi fatto arrestare e messo dentro, senza la possibilità di uscire su cauzione, il leader dell’Assemblea Nazionale Catalana (ANC) Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, di Òmnium Cultural per avere appoggiato manifestazioni e concentrazioni di popolo che non furono, secondo lei, “né pacifiche né isolate” con il fine ultimo di dichiarare l’indipendenza dopo il referendum e conseguire la “proclamazione della Repubblica di Catalogna”. I due sono stati arrestati con l’accusa di sedizione. Un misura, secondo la giudice, “adeguata, ragionevole e proporzionata” alla gravità dei delitti dei quali ha accusato i due rappresentanti della società civile, incarcerandoli – fatto strano nel paese – senza possibilità di uscita su cauzione perché ci sarebbe un alto rischio che i due possano “occultare, alterare o distruggere” prove. Quali prove? Non è dato saperlo. La Catalogna, i suoi rappresentanti, stanno giocando a carte scoperte. Non nascondono il loro aspirare ad una legittima Repubblica di Catalogna alla quale dare vita senza spargimenti di sangue. Chi ci va giù pesante, con la mano della Santa Inquisizione alla quale Monsignor Rajoy si ispira nel suo delirio da Salvatore della Spagna, è il governo di Madrid. La giudice Lamela dimentica, o fa finta di dimenticare, che furono le forze dell’ordine di Madrid a pestare il popolo, ad attaccarlo, ad usare violenza, a trascinare vecchiette per i capelli per impedire il voto. Non furono i Catalani ad attaccare fisicamente la Guardia Civil. Furono gli agenti in tenuta antisommossa che cercarono di impedire fisicamente ai cittadini di votare. In un atto di repressione dei cittadini che non ha avuto eguali in Europa negli ultimi cinquant’anni.

Che gli arresti, e l’ennesima presa di posizione di Mariano Rajoy che mostra i muscoletti, avvengano come risposta alla lettera inviata da Puidgemont  al primo ministro dimostra la volontà di Rajoy di appellarsi unicamente all’articolo 155 della Costituzione del Paese, quello che recita che il governo politico della comunità autonomiche è saldamente nella mani di Madrid. E in quelle mani, le sue, l’Inquisitore Rajoy vuole mantenere il potere e continuare a gestirlo come se il suo governicchio che si regge in piedi grazie all’appoggio esterno del PSOE contasse qualcosa in più dei voti che non ha.

Ora, dopo i primi arresti nella società civile, non c’è che da aspettarsi un’escalation della repressione e, se non conosciamo male quel paese dove tanto abbiamo vissuto (e dove questo progetto editoriale è nato), Mariano Rajoy non ci penserà due volte ad inasprire le misure contro la Generalitat. Tutto farà per non rispondere a Puidgemont con le armi della democrazia e del rispetto della volontà dei popoli in piena coerenza con il dittatore che ha segnato la storia della Spagna e che sulla repressione della Catalogna e della sua cultura, aveva basato buona parte del suo progetto di castiglianizzazione della penisola iberica.

Ribadiamo, come se servisse a qualcosa, che la Spagna ha solo un mezzo per chiudere questa prima fase della partita con Puidgemont e ripartire da zero con azioni politiche sensate: togliere la maggioranza al nuovo Inquisitore, fare saltare il governo e tornare ad elezioni. L’estintore è nelle mani del PSOE.

E prima che sia troppo tardi ci attendiamo anche qualche parola di saggezza da parte dell’UE.





(17 ottobre 2017)

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