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Modena e la gogna per pusher e consumatori: civiltà è un concetto serio

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foto: www.sassuolo2000.it per gentile concessione

di Daniele Santi, twitter@gaiaitaliacom

 

 

Modena è un po’ la patria del fai da te. Nella lista dei fai da te modenesi al primo posto stanno i concetti: quello di convivenza, di accoglienza civile, di tolleranza, di amore per l’altro, di inclusività. Nel concetto del fai da te casalingo al burro e salvia tutto fa brodo – scuserete la culinaria metafora – così che accanto a ciò che i cittadini ritengono di fare per sentirsi buoni e vendersi al mondo esterno come buoni cittadini (il marketing che promuove la città è straordinariamente efficace), esiste anche la Modena di cui parlano i giornali locali, quella intollerante, cialtrona, brutta e cattiva, che scompare sotto tonnellate di annunci pubblicitari e fotografie di aceti balsamici, lambruschi e buona cucina. Perché il marketing lo sanno usare.

C’è una storiella, seguita con attenzione e senza nessuna morbosità da quell’eccellente quotidiano locale leader nel modenese che è www.sassuolo2000.it che ci ha fornito la foto in alto, la quale racconta di spacciatori, di una via modenese chiamata viale Gramsci, di foto di consumatori detti pusher e di acquirenti esposti al pubblico ludibrio, o gogna che dir si voglia da ignoti cittadini autoelettisi “guardiani di quartiere”; guardiani dal piglio minaccioso, ma anonimo perché se è vero che fa un po’ mafioso, è più sicuro e più comodo e, soprattutto, dà soddisfazione personale piuttosto che risolvere il problema del consumo di droga in città. E’ un po’ come quando si incolpavano le prostitute – qui le chiamano troieputane, perché anche l’Italiano è fai da te – per non parlare dei buoni padri di famiglia che facevano la fila per pagarle.

Le foto hanno cominciato a comparire qualche settimana fa. Su di esse campeggiavano scritte minacciose: “Ti ho sentito e hai comprato sessanta euro di fumo”, affermazione che più che di giustizia parla di vouyerismo e ricatto e che non risolverà il problema, ma ne aprirà altri. E’ l’intelligenza del giustiziere fai da te. Modena ne è piena, come buona parte d’Italia, ma li nasconde sotto i manifesti dell’aceto balsamico. Un po’ come fanno le altre città che nascondono le zone degradate dietro enormi cartelli pubblicitari. E in questo caso non è marketing: è solo uno schifo. “La prossima volta scrivo dove abiti e come ti chiami”, il giustiziere solitario non sa che sta commettendo un reato, perché è attento solo ai reati altrui. E’ il limite di tutti i giustizialisti.

Precedentemente erano apparse foto anche dei pusher, ritratti mentre vendevano la droga ai loro clienti – è una legge di mercato, se c’è richiesta c’è offerta, perché senza richiesta non c’è commercio ed è una legge non scritta che non funziona al contrario. I pusher avevano i volti pixelati, per via dell’accoglienza e del buon cuore di cui parlavamo prima, e la didascalia del giustizialista del libero stato del burro e salvia diceva: “Questo è uno spacciatore di droga. Deve andare in galera!”. La stampa locale parla di esasperazione dei cittadini, che son sempre esasperati; di ripetuti interventi delle forze dell’ordine che però “non servono” perché i pusher – al modenese piace tanto la parola pusher – dopo qualche giorno di calma tornano sul luogo del delitto, che è un po’ il destino dell’ignoranza e dell’intolleranza: pensi di averle sconfitte e voilà, magari sotto forma di politici ultracattolici ed integralisti – eccole rispuntare dopo qualche tempo; davvero c’è poco da stupirsi.

foto: www.sassuolo2000.it per gentile concessione

La stampa locale che si indigna è poi la stessa che pubblica titoli contro gli immigrati e si serve di immigrati per vendere il giornale agli incroci. Perché se chiedono l’elemosina fermano il traffico, se vendono il quotidiano no.

Continua così la crociata del giustizialista – dei giustizialisti? – che a suon di foto e di manifestini per le strade contenenti minacce a spacciatori e compratori non solo non risolve il problema, ma esaspera gli animi creando ulteriori tensioni e facendo il gioco delle orrende opposizioni politiche che pretendono di salvare la città riuscendo soltanto ad esasperare le minoranze. In più in quanto anonimi, non hanno nemmeno la soddisfazione di apparire con la loro faccia sui giornali. Ed un buon cuore che non ha un viso alla fine che buon cuore è?

Sarebbe necessario quindi chiamare le cose col loro nome e dire che finché le leggi non funzionano perché il legislatore è sgrammaticato o confusionario, non potranno essere applicate col rigore necessario a punire tutti coloro che delinquono. Ma in questo paese in cui ognuno di noi vede sempre il delinquente nell’altro non siamo nemmeno capaci di scrivere leggi applicabili. E il giustizialista al burro e salvia non si esporrebbe mai in prima persona per sollecitare riforme che rendano le leggi più chiare e quindi più applicabili. Sarebbe costretto a prendersi una responsabilità.

 




 

(14 settembre 2017)

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