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#Visioni di Mila Mercadante: L’Impero della Paura ci domina, è dentro di noi. Questa non è Puffilandia

di Mila Mercadante, twitter@Mila56170236

 

 

Sto diventando intollerante. Mi sono rotta le scatole di parlare con persone che credono di vivere a Puffilandia, mi sono rotta le scatole di vedere le veglie della gente davanti ai luoghi degli attentati, tutto lo sbrilluccicare di piccole candele, tutto quel sommesso, composto passeggiare lungo le strade del crimine, tutti i bigliettini che traboccano peace and love, noi non abbiamo paura, pray for. Ci siamo proprio rassegnati e rincoglioniti: pace e amore latitano, la paura cresce e le preghiere non salvano né i morti né i vivi. Vi ricordate Parigi? Una sera echeggiò nella piazza del pellegrinaggio uno scoppio. Bastò uno scoppio qualunque e la compostezza sparì, si scappava da tutte le parti, si passava sulle candeline con gli stivali, si calpestavano le letterine con le poesie e i cuori scivolando malamente sui fiori, cosicché in un attimo tutti gli altarini diventarono l’imitazione appena appena meno sciatta – ma assai più triste – di un mercato ortofrutticolo all’ora di chiusura. L’impero della Paura sta dentro di noi, ci domina dal di dentro, questa è la verità. Quando i terroristi colpirono al concerto di Ariana la risposta fu un nuovo concerto di Ariana: l’imperativo era – ed è – balliamo, cantiamo, divertiamoci, noi siamo positivi e forti, vinceremo. Ma che cosa vinceremo? E chi è il nemico? Lo sappiamo chi è, il nemico? C’è quel ragazzo di 17 anni, uno degli attentatori di Barcellona. Sui social postava roba così, in lingua spagnola: “Non voglio né il tuo oro né il tuo denaro. Quello che voglio è ciò che hai tra le cosce”. Vi sembrano pensierini da radicalizzato, da islamista? A me pare si tratti di un qualunque ragazzetto infoiato. Chi li muove, questi attentatori così poco preparati e accorti che perdono sempre i documenti dopo aver colpito? Chi spinge ad agire ‘stì cretini senza coperture che in 24 ore si fanno acciuffare e ammazzare? Bisognerebbe lasciar perdere le candeline e i fiori, vi sono altri modi per onorare veramente e decorosamente i morti. Il primo è recuperare dignità, logica e memoria. Il secondo è provare rabbia. Rabbia, finalmente.

Colpire cittadini comuni per ottenere che nulla cambi e per sottometterli è una prassi che conosciamo già, la strategia della tensione è roba che serve più agli occidentali che al jihad islamico, tanto per dirne una. E poi, il jihad non è stato sconfitto clamorosamente su tutti i fronti? Il sedicente Stato islamico dunque è come Highlander? Non muore mai, risorge sempre e secondo la narrazione corrente vuole fortissimamente noi, il nostro scalpo. Per farne cosa? Per arrivare dove? Quale altro obiettivo avrebbero i terroristi se non la destabilizzazione? Potrebbero mai gli islamisti conquistare le nostre terre e le nostre coscienze con furgoni, bombole del gas e coltelli? No, solo un cretino ci crederebbe. Volevano fare a pezzi la Sagrada Familia, raccontano i media, così l’ansia cresce proporzionalmente alla simbolicità del bersaglio, e cresce nell’immaginario collettivo l’idea che il nemico sia enormemente forte.

Quello che possono tranquillamente e pacificamente fare i musulmani in Europa è moltiplicarsi figliando, metodo che per “vincere” senza spargimenti inutili di sangue basta e avanza in un continente sterile e in pieno declino. Gli atti di terrorismo invece fanno ben altro: ledono la democrazia, la libertà di tutti e certamente non favoriscono la buona reputazione dei musulmani che vivono in Europa. I terroristi hanno la funzione di fiaccarci, di distogliere la nostra attenzione, di toglierci la voglia di ribellarci allo stato di cose attuale, all’ordoliberismo, all’incubo UEM, alla morte della sovranità, alla sottrazione dei diritti dei lavoratori, all’impoverimento generale, alla disoccupazione, alle privatizzazioni, alla fine dello stato sociale, dei sindacati. Un popolo che desiste fa la gioia del mercato, del potere bianco e laico, non del jihad. Ancora un po’ e un bel provvedimento stile Patriot Act non ce lo leverà nessuno. E’ per la sicurezza dei cittadini, diranno, e noi accetteremo di buon grado. In Francia lo stato di emergenza è stato prolungato all’infinito, e sarebbe il caso di riflettere su quanto si perda in termini di libertà individuali quando le leggi speciali durano per anni. Inutile sottolineare che le leggi vigenti in Francia hanno provocato e provocano non pochi problemi proprio agli islamici, torturati, detenuti anche senza ragione e maltrattati come se si fosse tornati ai tempi del colonialismo.



Andiamo avanti così mentre sulle coste italiane, greche e spagnole continuano ad arrivare barchette. Ho guardato un paio di video, uno girato in Spagna intorno al ferragosto e l’altro ad Agrigento, il 17 agosto: centinaia di giovani uomini si riversavano sulle spiagge in mezzo ai bagnanti. Chi li porta? Li portano al largo delle nostre coste le navi Ong che ora aggirano i divieti? Come possono gli africani attraversare il Mediterraneo dalla Libia fino a noi su piccole imbarcazioni in condizioni fisiche eccellenti, tanto da gettare sulla sabbia le loro bottiglie piene d’acqua acqua mentre scappano? L’acqua per un migrante è oro, oro. Dicono che il 75% degli stranieri che arrivano è costituito da maschi dai 18 ai 35 anni. Secondo me siamo vicini al 100%. Chi scappa dalle guerre e dalle dittature feroci solitamente si rifugia negli Stati vicini perché quando il peggio passa vuole tornare a casa (centinaia di migliaia di siriani adesso sono tornati a casa), e chi invece affronta il viaggio verso l’Europa si porta dietro tutta la famiglia. Lo abbiamo visto negli anni scorsi quando venivano siriani, afghani, iracheni: c’erano padri di famiglia, donne, bambini, nonni.

Non so chi siano i nuovi arrivati. Perché li portano qui? Il lavoro non c’è, gli alloggi non ci sono. Marx parlava di esercito industriale di riserva. Più la domanda di lavoro aumenta, più il capitale abbassa i salari e quel poco di lavoro che c’è e che non è stato ancora automatizzato viene affidato a chi non fa storie se viene sottopagato e sfruttato. In periodi di crisi l’esercito industriale di riserva è utilissimo. La guerra tra poveri che si sviluppa in questa maniera impedisce alle masse di guardare in alto: esse guardano in basso, e cominciano a odiare chi le sostituisce nel lavoro. L’ineffabile voce del peggior potere buonista – Roberto Saviano – intanto sprona i giovani italiani ad emigrare. Viva l’Europa della condivisione, della solidarietà, della democrazia e del benessere diffuso: da soli noi italiani non saremmo mai riusciti a far peggio.





(21 agosto 2017)

 

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