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Biennale 2017, o della Festa Mobile dell’Arte di Venezia

di Emilio Campanella

 

 

 

 

 

Prendo a prestito questo bellissimo titolo dell’ultima opera di Ernst Hemingway, sostituendo la Parigi degli anni venti, alla Venezia negli anni della Biennale, quindi ad anni alterni, quando ad ogni angolo, dietro ogni ponte, in ogni palazzo, o quasi, si propone arte contemporanea, moderna, ed anche antica, a gara, con lo scopo di stupire ed attirare i turisti intelligenti, ma non solo; anche e soprattutto per proporre esposizioni il cui valore, spesso supera le aspettative del richiamo pubblicitario, frequentemente rappresentato da magnifici manifesti. Per questo consiglio a chi ha tempo, e molto ne occorrerebbe, di entrare in ogni galleria, in ogni stanza, in ogni androne, alla ricerca, spesso soddisfatta, di opere ed artisti di valore. Va premesso che ogni mostra, anche se non direttamente collegata con la Biennale, costituisce un richiamo di livello per poter essere notata, ricordata, consigliata, recensita, appunto. Senza contare le collaborazioni di uffici stampa che seguono molte manifestazioni, così come organizzazioni internazionali – e veniamo al punto – che ospitano padiglioni nazionali della stessa Biennale.

Sto riferendomi all’European Cultural Centre che espone a Palazzo Mora, a S.Felice, dove ha sede il Padiglione di Kiribati, importantissimo e cui già ho accennato, a Palazzo Bembo, sul Canal Grande, vicino alle fermate di Rialto, ed ai due Giardini della Marinaressa dove si trova il Padiglione delle Seychelles e le sculture di Carole A.Feuerman (anche a Palazzo Mora e Palazzo Bembo) insieme a quelle di Li-Jen Shih (anche a Palazzo Mora). L’amplissima esposizione di quest’anno, una vera magnifica abbuffata di suggestioni, emozioni, pensiero, divertimento, invenzioni stimolantissime, come ogni anno – siccome negli anni dell’Architettura le proposte vanno in quel senso – si chiama Personal Structures, Open Borders. Sono tre piani a Palazzo Mora e due a Palazzo Bembo. Già la struttura degli edifici, con ambienti di varia dimensione, affacci sul Canal Grande, terrazze sui tetti, corridoi, stanzette a sorpresa, scale che sembrano segrete, e forse lo erano, soffitte apparentemente pericolose, ed in realtà, restauratissime e sicure, continua avventura e scoperta di opere pittoriche, tridimensionali, installazioni, video arte di alto livello, in un’alternanza caleidoscopica e rutilante; nel miglior senso.

Siccome Palazzo Mora è vicino a Ca’ D’oro, il consiglio è di prendere il battello sino a S. Stae e di buttare l’occhio al lavoro di Jacopo Di Cera: Fino alla fine del mare, nella galleria proprio accanto all’imbarcadero. In rete si trova anche un bel video che mostra le motivazioni umanitarie di un percorso costituito da pannelli di legno colorato, sbrecciato, verniciato, scolorito provenienti da vecchie imbarcazioni. Con il patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa, del Comune di Napoli, vari sponsors e soprattutto parte del ricavato destinato a Save the Children. Tocca corde profonde, solo con legno e colori, questo artista.

 

Riprendendo il battello in direzione Rialto, si può gettare uno sguardo a Palazzo Sagredo, protetto?, minacciato? sorretto? da due manone opera (a Support il titolo) di Lorenzo Quinn, figlio di Anthony Quinn e dalla signora Addolori, veneziana, e quindi, un po’ veneziano anche lui…cosa ne penso? Non saprei… Comunque fra qualche mese, queste manacce verranno rimosse.

Scendendo a Rialto, eccoci a Palazzo Bembo. Dopo la visita si può risalire in battello e scendere a S.Tomà, dove a Palazzo Dandolo c’è The Court of Redonda di Stephen Chambers, curioso ed intrigante evento collaterale della Biennale. Un altro evento collaterale, collegato agli Stati Uniti, è rappresentato dalle quattro sculture di Roberto Barni, nel Chiostro dell’Archivio di Stato dei Frari… E siccome la Basilica è accanto, consiglio caldamente una visita, anche se ci siete stati cento volte: intanto c’è il quadro più bello del mondo: L’Assunta di Tiziano, poi anche la Pala Pesaro, sempre sua, e Donatello, Canova e poi si può arrivare alla Scuola dei Laneri, fra S.Pantalon ed i Tolentini, che nel bel salone del piano terra, ospita il bel padiglione della Bolivia, una mostra personale con una stimolante installazone-ambientazione, illuminotecnicamente accurata, di Jannis Markopoulos, Amphibian spaces.

Ritornati sul Canal Grande, si fa traghetto e si scende a S. Angelo. Poco lontano, al Fondaco Marcello: Contrapuntos, dedicato a Fernando Zobel, nato a Manila da famiglia di origini spagnole, e che si formò ad Harvard. Personalità poliedrica e colto collezionista. In mostra una bella scelta di Celadon fra XV E XVI sec. E’ un evento collaterale della Biennale.

Arrivando in Campo S. Stefano non bisogna mancare Kokode Kamigami nel bellissimo Palazzo Morosini che al piano nobile, fra ambienti di grande bellezza, propone questo affascinante e sacrale percorso dentro il mondo del Sumo, e dei suoi lottatori “divini”. Bellissime foto di Philippe Marinig ed opere pittoriche tradizionali di Daimon Kinoshita, realizzata con le tecniche dell’ Ukyo-e su soggetti di divinità che presiedono a quest’antichissima forma di lotta. Un magnifico allestimento. Solo sino al 16 luglio.

Prendendo quindi un battello in direzione S. Marco, si può passare davanti a The Golden Tower, di James Lee Byars monolite dorato che supera in altezza gli edifici, riflette i raggi solari. e non si capisce bene che senso abbia tanto assomiglia alla forma di un antico prodotto inalante per i raffreddori… Fra qualche mese ce ne libereremo. Accanto all’ex convento di S. Gregorio e l’inutile retrospettiva dedicata a Jan Fabre, evento collaterale Biennale, un albergo ha esposto un King Kong rosso lacca ed un grizzly bianco biacca. Non ti curar di lor…

Tornando a cose serie, considero imperdibile il percorso intitolato Diaspora Pavillon, a Palazzo Pisani S. Marina. Ricchissimo percorso di installazioni-ambientazioni da non perdere assolutamente. Importante evento collaterale della Biennale, questo! Concludo con il padiglione lituano alla Scuola di S. Pasquale, accanto a S. Francesco della vigna. Fino al 29 ottobre. Lavoro di grande interesse anche e non solo per la notevole capacità di reinventare uno spazio già di per sé, bellissimo. Ricordo che in assenza di date specificamente indicate, ogni mostra chiude il 26 novembre.

 

 

(23 giugno 2017)

 





 

 

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