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#Visioni di Mila Mercadante: “Peli superflui”

di Mila Mercadante  twitter@mila56170236

 

 

 

 

Quando venne esposto per la prima volta, il Nu couché di Amedeo Modigliani rimase appeso solo per poche ore alla parete della galleria d’arte che lo ospitava. “Si vedono i peli!” esclamarono gli assetati di censura di fronte alla figura femminile più sensuale e al contempo più effimera e delicata che avessero visto fino a quel momento. Ci volle del tempo perché ritornasse sulla scena. Il Nu couché non troppo tempo fa ha lasciato l’Italia, è stato acquistato da una coppia di collezionisti cinesi per 174 milioni di dollari. La notizia ha fatto il giro del mondo e in quell’occasione s’è potuto notare che la tensione elettrica che il dipinto sprigiona infastidisce e turba anche adesso: negli Stati Uniti il quadro è stato censurato da tutti i media che ne hanno parlato. Seno e pube sono stati pixellati, offuscati oppure coperti con due belle strisce nere. Non si tratta – mi sono detta – di ignoranza e di assenza di cultura, men che meno di comune senso del pudore. Mi sono convinta che la risibile scelta di mortificare un’opera d’arte – anzi, la fotografia di un’opera d’arte – abbia sottili legami con i volubili e dogmatici dettami di una moda che abbiamo importato dagli States e che riguarda l’epilazione delle parti intime, totale o parziale.

Le donne ormai sul pube non hanno più i peli. Il triangolo peloso che Gustave Courbet dipinse sconvolgendo le masse – L’origine du monde – è solo un ricordo. Il pube contemporaneo è completamente glabro come quello di una bambina (è la Hollywood wag che impazza dovunque) oppure conserva un rettangolino di peluria al centro, evocando acconciature da ultimo dei mohicani piuttosto che un mistero della natura, perché il ventre femminile tale è, un mistero assoluto, perfino per le donne. Questa moda ha pretese e motivazioni estetiche e igieniche, eppure tali ragioni potrebbero nasconderne altre, del tutto diverse. Innanzitutto non è affatto vero che l’assenza di peli garantisca una maggiore sicurezza dal punto di vista dell’igiene, è vero esattamente il contrario perché la natura fa sempre le cose sensate. I peli del pube femminile impediscono ai germi e ai batteri – nonché al sudore – di scivolare facilmente verso la vagina: la proteggono. Proteggono anche da eventuali urti, attutendoli. Chi pensa che il sudore possa aumentare a causa dei peli sbaglia, visto che si suda comunque anche dopo la depilazione delle parti intime, né più né meno di prima. Questo vale naturalmente anche per le ascelle. Non lo dico io, è proprio così. Guai se non sudassimo, guai se sudassimo meno del dovuto.

Veniamo all’estetica: è indubbio che in spiaggia, indossando costumi molto piccoli, il triangolo di peli possa creare parecchi inconvenienti. Se è per questo gli inconvenienti li creano pure i costumi molto piccoli, perché al mare ci si siede dovunque, si sta sulla sabbia che pulita non è, e le parti delicate del corpo femminile sono protette solo da qualche centimetro di tessuto e da nessuna peluria. Dunque, per apparire perfettamente in ordine durante le vacanze estive – che sono brevissime per molti di noi – un numero sempre maggiore di donne si sottopone all’epilazione totale che difficilmente è definitiva, visto che bisogna ripeterla più volte per ottenere risultati duraturi. Non mi va di andare in giro a chiedere agli uomini quanto e se gradiscano il pube glabro. Ho il forte sospetto che la più parte di loro apprezzi molto. Aprirei a questo punto volentieri un curioso capitolo sulla storia del gusto estetico ma non posso dilungarmi. A malincuore arrivo subito al dunque: per me in questo tempo di carità pelosa trionfante, di pornografia da barbieri di provincia, di baracconate rivalutate, di deodorazioni maniacali e di appiattimento delle differenze è più che evidente il desiderio di azzerare il sesso, intendo quello che fa paura con tutte le sue brame, smanie, pulsioni, i pruriti, le traveggole, gli abbagli e gli abissi. Il Nu couché, il triangolo peloso, L’origine du monde, insomma, non sono più pane per i nostri denti. E adesso tutte al mare, mie care.

 

 

 

(31 maggio 2017)

 




 

 

 

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