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Pippo Civati alla Corte di Massimo D’Alema

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di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

E’ necessaria una premessa, qualsiasi formazione politica fondata o promossa da Massimo D’Alema non può essere di “sinistra”, nonostante la facciata. Perché la semplice presenza dell’Uomo la rende automaticamente di destra. All’interno di questo quadro dicono che Pippo Civati abbia offerto i propri servigi a Sua Maestà Massimo D’Alema proponendosi come fedele scudiero del re di tutte le sinistre fallimentari, lui che in qualche modo dallo zero virgola nulla del suo esperimento abortito possibile, deve pur uscire. E con le elezioni che si avvicinano la poltrona bisogna cercare di tenersela in qualche modo. Massimo D’Alema sta lanciando l’idea [sic] di una Sinistra Unita – quale? Secondo lui Sinistra Italiana lo vuole tra i piedi? – e Pippo Civati in un’intervista all’Huffington Post coglie la palla al balzo per dire che era “anche una mia idea”,  perché le genialate vanno rivendicate. Non poteva dire Civati che nessuno se lo considerava, il buon Civati, e che ha visto necessario ricorrere ad un “civoti” n’importe qui che ha reso urgente accozzaglianarsi  in tanti che non hanno nulla in comune se non l’odio politico verso Renzi. E la necessità della rielezione.

L’intervista di Pippo Civati all’Huffington Post parla di tutto e del contrario di tutto: parla della “deriva centrista” del PD, ma non dell’inconcludenza civatiana; parla di Renzi che ha “scelto berlusconi” dimenticandosi delle primarie del PD quando su Sky fu proprio Orlando a dire “non so se il quadro politico renderà necessarie le Grandi Alleanze”. Poi Civati sottolinea che “chi vuole cambiare non può votare Renzi o Berlusconi”, giustissimo: infatti vota M5S. L’intervista dell’Huffington Post veicola le risposte con le domande, mettendo in bocca a Civati pensieri coerenti con l’obiettivo del quotidiano anti-renziano, e riesce a fargli dire che occorre “ribaltare un quadro politico che parla ormai del nulla”. Affermazione che è più autobiografica che politicamente credibile. Poi Civati tenta di parlare di programmi e di scelte comuni della nuova casa della Sinistra che D’Alema vuole a tutti i costi per rientrare da padrone in politica. Purtroppo Civati si sgambetta da solo: “Le formule verranno dopo, l’importante è che vi sia un unico progetto elettorale”, quello che porta una forza unitaria di sinistra [sic] in parlamento, che se gli va bene sfonda la soglia di sbarramento, salvo poi andarsene ognuno per i fatti proprio nel post-elezioni, costituendo gruppuscoli sparuti di no-men, con l’unico obbiettivo di sgambettare i governi un giorno sì e l’altro anche. Lo ha fatto Vendola per due legislature, lo ha fatto Bertinotti, lo ha fatto Cossutta, lo farà D’Alema con l’appoggio di Civati e di altri zero virgola nulla per cento. Ora toccherà pure star lì a vedere che cosa succederà a questo straordinario progetto politico di ricostruzione della sinistra del pleistocene, e magari sarà anche divertente, ma davvero c’è ancora chi pensa che con Massimo D’Alema sia davvero possibile costruire qualcosa?

 

 

 

(29 maggio 2017)

 





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