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Rendere pubblici gli orrori di tutti gli attacchi. Tutti. E senza propaganda… Ora insultateci

di Daniele Santi

 

 

 

 

Ciò che i siti jihadisti scrivono dopo l’attentato di Manchester, i 22 morti, i 59 feriti, i dispersi – ci sono dispersi – e cioè che: Le bombe dell’aviazione britannica sui bambini di Mosul e Racca sono tornate al mittente” è, purtroppo, tristemente vero. Non stiamo dicendo che è giusto, perché non lo è, diciamo che è vero. Ci sembra meno vero di ciò che viviamo a casa nostra perché di ciò che succede “a casa loro” – per dirla con un lemma razzista che ci è noto – non sappiamo nulla. Sappiamo vagamente di “perdite tra i civili”, e nemmeno troppo spesso perché dalle nostre parti ci si è inventati il termine “danni collaterali” sotto il quale si nascondono le bombe cadute “accidentalmente” su case, scuole ed altri luoghi dove vivono esseri umani, tra i quali bambini, che proprio come noi di saltare in aria grazie alle bombe altrui non ne vogliono sapere. Con queste parole stiamo giustificando il terrorismo? Nemmeno per sogno, anche se c’è chi lo penserà. Al contrario stiamo dicendo che il terrorismo dell’Isis è l’orrore che si fa persona, la dimostrazione che l’inferno esiste in terra e che il demonio esiste. Sotto forma di essere umano che uccide altri esseri umani. Ora un brevissimo ragionamento, impopolarissimo, che ci regalerà la solita catena di insulti: le guerre guerreggiate dall’Occidente in tutta l’area controllata ora in parte dall’Isis, i danni che provocano sui civili e sulle aree interessate e che spingono milioni di persone a darsi alla fuga verso altri luoghi, perché non hanno più un luogo dove vivere, non sono ideologicamente spinte dalla convinzione che l’Occidente ha ragione, esattamente come i kamikaze dell’Isis sono ideologicamente spinti a farsi saltare in aria per uccidere più occidentali possibile, così che i siti jihadisti possano scrivere che le bombe occidentali sui bambini del Medio Oriente sono tornate al mittente?

La pace non si costruisce con le bombe. Non si può parlare di pace e vendere 110 miliardi di dollari di armi ad un paese. Non si costruisce la pace con la corsa agli armamenti. Non si giustificano i morti altrui inventandosi espressioni come “danni collaterali” per nascondere donne e bambini ammazzati. Non si esaltano attentati che uccidono innocenti in festa, tra loro minori e bambini. La Cultura dell’Odio non è solo quella dei terroristi, è anche quella tutta occidentale di dividere gli esseri umani in cittadini di seria A e di serie B a seconda di ciò che credono, pensano, mangiano, per come fanno all’amore e per dove vivono, e di controllare l’informazione così da selezionare “alla fonte” i conflitti “giusti”, dove crepano “loro” e quelli “atroci” e “orribili” dove saltiamo in aria noi.

La guerra è dentro di noi tutti. Continuare a farci condizionare e a “farci dividere” peggiorerà un già difficile mondo dove farnetichiamo di pace e convivenza basta che chi vuole vivere pacificamente con noi la pensi nello stesso modo, altrimenti è “il nemico”. Cominciamo col rendere pubblico tutto ciò che succede anche a causa degli attacchi occidentali in Siria, per esempio, così che si sappia anche ciò che “noi” stiamo facendo da quelle parti. Magari un po’ ci servirà anche, ammesso che ci sia rimasto un minimo di cuore. Ora insultateci.

 

 

 

 

(23 maggio 2017)




 

 

 

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