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Una politica demenziale fatta da incompetenti seriali ben supportati da ignoranze generalizzate

di Il Capo

 

 

 

 

 

 

 

E’ davvero un momento divertente per sopravvivere al quale dovremo dare fondo a tutta la nostra carica d’ironia – “nostra” è proprio un plurale, non un plurale majestatis, e si riferisce alla mia, a quella dei collaboratori, di amici, famiglie e anche vostra – perché mentre ci si accanisce giustamente sulle porcate gigantesche dei poveracci a 5Stelle tra Roma e Bruxelles, accadono altri accadimenti che non possono non lasciare il segno nel futuro dell’Italia, che già vive momenti complicati. La questione elettorale, ad esempio, sarà una di quelle che darà da scrivere (e ridere) a molti umoristi, quelli fini che continuano per fortuna ad esistere e quegli altri che si sbellicano dalle risate online, commentando post dove tacciano di ignoranza gli altri con frasi del tipo “non ànno nessuna cultura, sono solo dei ignioranti” (perché se la fortuna è cieca, la cultura è sfigata), sul solito Facebook. I signori della politica infatti, tutti coloro che stanno seduti in parlamento con motivazioni – e bugie – differenti, di diversi schieramenti, non sembrano entusiasti all’idea di dover fare una nuova legge elettorale che non sia quella attualmente in vigore che prevede sistemi diversi per la Camera ed il Senato, e non sembrano avere nessuna voglia di dare ascolto al presidente Mattarella, così come si guardarono dal dare ascolto a Giorgio Napolitano, perché sono affacendati in altre faccende.

I post demenziali sui social li tengono molto impegnati, vedasi Di Maio che su Twitter si lamenta che le Province non siano state abolite dopo avere votato (ed avere spinto a votare) “No” al referendum che le Province le aboliva. O vedasi il Vate che utilizza i social per le sue scorribande al di là del bene e del male per giustificare l’ingiustificabile, e quindi i soliti dementi che sfogano il loro odio sessista contro le donne che hanno più successo di loro (ci sono account specializzati nell’insulto a figure politiche femminili di rilievo).

 

La tv di Stato non è esente da scivioloni da social: il 10 gennaio scorso, attorno alle 20, mandava in onda un servizio sulle professioni che danno soldi e che garantiscono [sic] visibilità, come ad esempio quella di dare consigli per il maquillage online, preferibilmente su You Tube e venire pagati a click da quel mostro che è Google. Professione evidentemente necessaria al futuro del Paese.

 

Temo che il problema sia che ci siamo fottuti il cervello e nella distruzione dei nostri neuroni non ci siamo resi conto di avere perso anche quei pochi che un minimo di giudizio ce lo permettevano. Ora siamo pronti per vedere cosa succede quando siamo noi a perdere il senno e a fare azioni che ci portano ad incolpare gli altri facendoci ulteriormente perdere il senno. La politica, come la società, non sono qualcosa di esterno a noi: noi le costruiamo con le nostre scelte, le nostre non-scelte, le nostre cecità ed ingenuità, le nostre furbizie, il nostro essere così spaventosamente ed inutilmente italiani da riuscire a vedere gli italici difetti solo negli altri. Subito dopo averli idolatrati.

 

 

 

 

(11 gennaio 2017)

 

 

 

 

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