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lunedì, Agosto 2, 2021

Anna Rita Leonardi: “L’imbarbarimento è figlio di una degenerazione del confronto politico”, nostra intervista

anna-rita-leonardi-00di G.T.

 

 

 

 

 

 

 

Anna Rita Leonardi, 30 anni, in politica da una quindicina d’anni, è una delle dirigenti di spicco del Partito Democratico. E’ membro dell’Assemblea Regionale PD della Calabria e del coordinamento del Dipartimento Pd Calabria su “Legalità e Sviluppo”. E’ stata protagonista di una determinata battaglia per la candidatura alla carica di Sindaco di Platì (RC) nel 2016, ritirando poi la sua candidatura un mese prima delle elezioni. Scrive, come blogger,  per l’Unità e per l’Huffington Post. E’ una donna dalle idee chiare. Abbiamo scambiato con lei, questa lunga chiacchierata sulla situazione politica, il populismo e – naturalmente – il referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre prossimo.

 

Eccola di seguito:

 

 

Ad ogni scontro la politica sembra imbarbarirsi sempre più, a discapito della qualità della proposta e della risposta. Che fare?
L’imbarbarimento è figlio di una degenerazione del confronto politico. Negli anni ogni volta che non si sapeva rispondere a qualcosa la si buttava in rissa, e questo con la nascita di alcuni movimenti populisti non ha fatto altro che aumentare. La soluzione è data dalla preparazione politica e dalla cultura del dialogo e del confronto. Se si è preparati su un tema e si conoscono le regole del rispetto e dell’ascolto, non c’è imbarbarimento che tenga.

 

Se a livello locale la qualità di governo si mantiene su livelli più che accettabili, con diverse eccellenze, a livello nazionale sembra che questa eccellenza scompaia. Ci aiuta a districarci?
Non sono d’accordo. Credo che il nostro territorio vanti sì delle eccellenze di rilievo tra gli amministratori locali, molti dei quali sono in prima linea ogni giorno per contrastare l’illegalità e per risollevare i problemi anche in quei territori più disperati, ma credo anche che il governo nazionale si stia dimostrando all’altezza delle sfide.
Molti risultati ottenuti erano auspicati da anni, e sono stati raggiunti solo grazie a questo governo: pensiamo alla legge sulle unioni civili, al “dopo di noi”, pensiamo alle tematiche come il contrasto alla povertà, al caporalato, allo spreco alimentare, al cyberbullismo, pensiamo alla lotta alla corruzione iniziata con l’istituzione dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione con Raffaele Cantone.

 

L’accusa è spesso quella di affidarsi a slogan. E’ vero? Se no, come difendersi dall’accusa?
E’ vero, c’è una parte della politica che si affida esclusivamente agli slogan. Non soltanto come arma di distrazione di massa, ma anche come vero e proprio programma elettorale.
Immaginate cosa sarebbero il M5S o la Lega Nord senza slogan. Perderebbero più della metà della loro identità.
C’è invece una politica diversa, che si affida alle idee ed ai fatti. E’ quella la politica che noi rappresentiamo.

 

Cosa voterà al referendum del 4 dicembre?
Voterò Sì, convintamente.

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Quali sono secondo Lei le ragioni del “No” che andrebbero ascoltate?
Provengo da una cultura democratica e quindi sono abituata ad ascoltare tutte le ragioni, soprattutto quelle diverse dalle mie. Sono convinta, tuttavia, che bisogna entrare sempre nel merito delle tematiche. Mi spiego: trovo utile confrontarmi con chi non comprende alcuni punti della Riforma o ha dubbi su cosa votare; mi viene molto più difficile rispondere a chi vuole utilizzare il Referendum per fare un dispetto al PD o al governo.

 

E quelle del “Sì” che andrebbero ascoltate?
Tutte. Anche perchè le ragioni del Sì riguardano esclusivamente la Riforma nei suoi punti, non altro.
Fateci caso: avete mai sentito qualcuno del Sì dire “votateci perché siamo bravi”? Mai.
Le ragioni del Sì definiscono, nel dettaglio, quali saranno i benefici che questa riforma porterà all’intero Paese.

 

Sulla questione del referendum del 4 dicembre si assiste ad una alzata di scudi generale non tanto diretta all’affossamento della consultazione, piuttosto alla defenestrazione di Matteo Renzi. Succedeva anche con Berlusconi. E’ un buon segno?
Chi trasforma il referendum Costituzionale in un voto su Renzi lo fa per due semplici ragioni: non riesce a spiegare i motivi per essere contrari alla riforma e vuole fare un dispetto al governo, non curandosi della grave crisi in cui farebbe precipitare il Paese.
Per questo non lo considero un buon segno. Il punto non è il futuro di Matteo Renzi, per quello ci saranno le elezioni, il punto è il futuro del Paese. E su quello non si deve scherzare.

 

Lei è un’esponente PD, come vede le continue risse tra minoranza che si sente delegittimata e maggioranza legittimata dalle primarie?
Il PD è l’unico partito che si regola attraverso organismi democraticamente eletti. Renzi è stato eletto segretario dalla maggioranza, perciò è il segretario di tutti. Non apprezzo chi utilizza ogni pretesto per regolare conti interni. Il PD non è un condominio in cui gli inquilini si devono far la guerra in ogni istante, ma un luogo in cui i problemi esistenti devono essere affrontati con spirito costruttivo, rispettando chi oggi detta linea e chi dissente.
Per tutto il resto, ci sarà il prossimo congresso.

 

Parlando di M5S, conta più la loro opposizione feroce o la loro incapacità di governo?
Molti mi chiedono perché dedichi molto del mio tempo a discutere del M5S. Rispondo sempre che mi piace conoscere bene l’avversario e soprattutto, se si ha di fronte qualcuno che basa la sua attività politica fomentando odio verso gli avversari e boicottando qualunque provvedimento per il Paese, bisogna imparare ad agire superando tutto questo e dando le giuste informazioni ai cittadini.

Credo che questa loro opposizione feroce sia legata strettamente alla loro incapacità di governare (incapacità dimostrata sul campo, quello romano in primis), ma sono d’accordo con Matteo Renzi quando dice che questo è il momento in cui si giocano il tutto per tutto.
Noi, intanto, continueremo a vigilare.

 

Rispolverano anche i bombaroli, ce n’era bisogno?
Assolutamente no. La vicenda del falso ordigno contro il vicesindaco della Raggi è davvero triste. Segno che quando si tenta di sviare l’attenzione sulle proprie lacune, si è disposti ad arrivare a tutto. Mi auguro che, dopo la smentita della Questura di Roma, anche qualche esponente del M5S chieda scusa per il vittimismo e l’allarmismo immotivati. E, magari, la prossima volta sarebbe meglio avere più rispetto verso chi, per colpa di attentati, ci è morto davvero.

 

Come si esce da un confronto con un populismo così becero?
Mi piace pensare che dal populismo si esca con la cultura e la consapevolezza delle cose, con il confronto reale e civile, con la partecipazione democratica.
Una partecipazione che non è l’applauso agli urlatori/comici di professione, ma che si concretizza nel sapere che ognuno di noi è parte viva e vitale di questo Paese, e può fare la differenza.

 

Due parole sul Suo futuro?
Il mio futuro è nella mia voglia di non smettere mai di lavorare per un domani più giusto, per la mia generazione e per quelle che verranno. Spero di riuscire a farlo sempre di più.

 

 

 

 

 

 

 

(8 ottobre 2016)

 

 

 

 

 

 

 

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