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Sono una donna con “testa di donna”, e allora?

Isteria-300x450di Giorgia Trinelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ieri (2 ottobre, ndr) non per mia scelta, ahimè, ma casualmente (e vi assicuro che ne avrei fatto a meno), ho assistito a una discussione televisata (chiamarla discussione è fare un complimento, definirla televisione è reale, visto il livello di reti che abbiamo) vergognosa nella quale, uno degli “ospiti”, per offendere il suo interlocutore, anch’esso ospite della trasmissione, lo ha definito più volte “testa di donna”.

 

Ora capite che di fronte a una dichiarazione dispregiativa di tal genere una certa reazione e emozione si prova, e che per noi teste di donna replicare non sarebbe difficile, ma scendere troppo in basso non fa per noi.

Non citerò né la trasmissione, né la rete, né la persona (persona? non trovo aggettivi per definire), né chi ha offeso in questa maniera un universo intero.

 

Vorrei invece spendere poche parole per ricordare a chi condivide questo pensiero, a chi si è divertito nel sentire pronunciare queste parole, a chi ha goduto nell’ascoltarle, che la NONNA è UNA donna, la MADRE è una Donna, che le COMPAGNE e le MOGLI sono DONNE, che le ZIE sono DONNE, le FIGLIE sono DONNE.

 

Stanca di facili battute al torpiloquio in merito alle donne, stanca delle battutine sulle donne che fanno “cose da Uomo”, mi unisco a tutte le donne che sono stanche di essere vessate, maltrattate, offese. A quelle che vedono donne come loro uccise da maschi che le odiano dicendo di amarle.

 

Nulla c’è da dire a chi condivide queste battute, o a chi non considera degne le donne. Solo vorrei che le Donne non si vergognassero di ESSERE, e si impegnassero a educare i propri figli maschi al rispetto, alla considerazione, all’affettività vissuta senza vergogna nei confronti delle donne, siamo madri, compagne, figlie, sorelle o puttane, che incontreranno nel loro percorso di vita.

 

Grazie alla discussione alla quale abbiamo assistito ora sappiamo che gli uomini vengono – evidentemente – da Marte. E in alcuni casi viene da chiedersi cosa siano venuti a fare qui.

 

 

 

 

 

(3 ottobre 2016)

 

 

 

 

 

 

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