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#Visioni di Mila Mercadante, il “Fertility day” è giusto

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Spermatozoidi Mila Mercadante   twitter@Mila56170236

 

 

 

 

 

 

 

Lorenzin non mi piace per due ragioni. 1) Non posso dimenticare lo sdegno che suscitò quando negò la correlazione tra l’aumento dei casi di tumore e lo sversamento dei rifiuti tossici in Campania. Candidamente spiegò che i cittadini della regione non seguivano un corretto regime alimentare e non osservavano abitudini di vita salutari, dunque si beccavano il cancro per essere indisciplinati e ignoranti, mica per altro. 2) Il “ddl dei tagli” che porta la sua firma ha ridotto la sanità pubblica in condizioni pietose, ha danneggiato i cittadini, i ceti più vulnerabili, i medici, il personale ospedaliero diminuito oltre i limiti della decenza, ha offeso l’articolo 32 della Costituzione, ha favorito la crescita dei tempi delle liste d’attesa e ha dato potere di ricatto alle Asl. Il tutto conservando i privilegi che assicurano ai politici e ai loro familiari il rimborso integrale delle spese sanitarie, in barba a tutte le istanze di giustizia sociale. Se avessimo reagito al decreto sanità con la stessa veemenza con cui oggi ci scagliamo contro il fertility day non saremmo in Italia, saremmo in un paese serio. A proposito: visto che siamo italiani, la smettiamo una buona volta di usare la lingua inglese per denominare qualunque cosa, leggi e iniziative comprese?

 

Detto questo, la campagna fertility day è in perfetta sintonia con le esigenze del paese e dell’Europa. Si prefigge di educare particolarmente i ragazzi facendogli entrare bene in testa come stanno le cose e quali rimedi ci possono salvare. Con buona pace di chi considera tutta l’operazione un’offesa alle persone sterili. Ormai ci si offende per tutto: se si sospira si offendono gli asmatici, se si addenta una mela si offendono quelli che portano la protesi dentaria. Non se ne può più. Il progetto avrebbe potuto fare a meno del paravento “fertilità” e avrebbe potuto chiamarsi più onestamente “giorno della natalità” se fossimo stati in Francia. Perché in Francia? Perché lì si è deciso sin dagli anni ’90 di investire moltissimo sui figli, che rappresentano una ricchezza enorme per lo sviluppo economico (e non solo) di uno Stato. Dire natalità significa dire società più vitali e aperte, significa più consumi, più occupazione, più contribuenti. Grazie a politiche di sostegno per le famiglie e per le madri, grazie a sgravi fiscali, congedi di maternità e di paternità, gratuità delle scuole materne e altri sostanziosi contributi, il record delle nascite raggiunto in Francia nel 2006 ha fatto tremare i polsi alla Germania, che da allora invidia quel primato. I francesi ora sono campioni di prolificità (questo li sostiene), noi italiani arriviamo terzultimi a causa della miopia dei governi, che non hanno protetto le madri lavoratrici e le coppie quando si poteva e adesso che è finita mandano avanti la povera Lorenzin.

 

Le cartoline della ministra – seguendo schemi prefabbricati e servendosi di forme di comunicazione arcaiche – ci danno l’esatta misura della buona capacità di comunicazione dell’ufficio stampa del ministero, artefice del progetto. Non importa se la maggioranza le ha criticate. La maggioranza sta ancora dormendo, sogna. E si deve svegliare. Lorenzin non è maldestra, è più realista del re: lei e il suo staff si sono limitati ad applicare concetti del tutto scollegati dal sentire comune ma non dal contesto storico ed economico. Tale contesto non ha più le credenziali per andare verso il futuro, l’innovazione, il lavoro, ed è quindi molto più opportuno condurre per mano i cittadini verso il passato. Non possediamo neanche le credenziali per tornare indietro, visto che quando c’era Mussolini le politiche a sosategno della famiglia esistevano eccome. Allora? Allora la prolificità puo’ ancora dare una mano, ma solo ad alcune condizioni.

 

Il welfare e i sistemi di previdenza ridotti al lumicino non miglioreranno affatto, sono il risultato dell’ideologia dell’impoverimento, di politiche economiche studiate a tavolino, altro che asili nido per tutti! La dura verità è che una madre che lavora oggi genera e sopporta essa stessa una serie di impicci e problemi che un paese come il nostro non può risolvere. Il “Datevi una mossa” della Lorenzin è una spiccia e rozza sollecitazione ad abbandonare illusioni, aspirazioni, velleità e chiacchiere. Ci vorrebbero il coraggio e la spudoratezza per raccontarcela tutta, la svolta nostalgica: a conti fatti le donne tornando a casa ad occuparsi della prole lascerebbero posti di lavoro agli uomini e smetterebbero di creare problemi ai datori di lavoro, i quali di fronte alla pancia prominente di una giovane primipara ormai si schiantano come fossero davanti al demonio e adoperano tutte le armi che hanno a disposizione per difendersi. Qualche dato non recente: Le donne che sono state licenziate [dopo la gravidanza] sono il 23,8%, quelle il cui contratto non è stato rinnovato o l’azienda ha chiuso sono il 15,6%, quelle che dichiarano di essersi licenziate sono il 56,1%. Il dato che preoccupa è che in dieci anni, dal 2002 al 2012 le donne che hanno perso il lavoro sono aumentate del 40%. Nel 2012 quasi una madre su quattro a distanza di due anni dalla nascita del figlio non ha più un lavoro, un dato stabile nel tempo”. Il dato nel tempo sta in realtà peggiorando.  

 

Vuoi mettere le ragazze di una volta che desideravano soltanto crescere i loro bambini mentre il marito provvedeva al mantenimento della famiglia? Una volta non c’era il divorzio, d’accordo, ma chi divorzierebbe più se i ruoli maschio-femmina si ri-delineassero come iddio comanda? E su, siamo onesti!, in Italia il divorzio ha creato milioni di poveri e centinaia e centinaia di donne morte ammazzate dagli ex usciti fuori di senno. Vi pare che si possa andare avanti così? La fertilità è un bene comune, signori. Le ovaie e gli spermatozoi – con un po’ di buona volontà da parte di tutti – risolverebbero una caterva di problemi, non ultimo quello dell’importazione di forza lavoro dai paesi poveri o in guerra. Regalare figli alla patria è bene, e invece ‘sti benedetti ragazzi non ne vogliono sapere. Mah. La prossima campagna la chiamerei “Lavorare stanca”.  Dovrebbero trovare un volontario che a reti unificate parlasse 2 minuti alla nazione tutte le sere dopo il tg. “Lavorare vi stanca, donne: lasciate che lo facciano i vostri compagni e i vostri mariti, state a casa e guardatevi i pargoli, avrete meno tentazioni e più tempo per curarvi unghie e capelli, per preparare piatti deliziosi. Sarete meno isteriche, più femminili, e terrete in piedi la famiglia”.

 

 

 

 

 

 

 

(4 settembre 2016)

 

 

 

 

 

 

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