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Gay Pride di Gerusalemme, folla record e nuovi attacchi sventati

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Gay Pride Parade 2016 Gerusalemmedi Paolo M. Minciotti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gerusalemme ha visto scendere per le strade per la 15ª Gay Pride Parade una folla record, stimata in 25 mila persone. La folla ha aderito in modo massiccio in risposta ai discorsi omofobi lanciati nelle ultime settimane da influenti rabbini che incitavano alla violenza contro le persone omosessuali. E la questione deve essere proprio seria se persino il premier Benyamin Netanyahu, dalla propria pagina Facebook, ha salutato i partecipanti della marcia ed uno dei suoi ministri, quello per la sicurezza interna, non proprio uno qualsiasi, Ghilad Erdan, ha partecipato alla marcia in prima persona.

 

Lungo l’itinerario erano schierati migliaia di poliziotti e di volontari in difesa dei partecipanti e per impedire possibili attacchi da parte di zeloti ebrei determinati ad impedire quello che hanno chiamato “il sacrilegio della Città Santa”. L’azione di prevenzione ha portato all’areresto di trenta persone sospette. Tra di loro due ultraortodossi trovati in possesso di coltelli. Le autorità hanno, parallelamente allo svolgimento della Gay Parade, autorizzato un picchetto di protesta il cui slogan era: “Gerusalemme non è Sodoma”.

 

Fonti di polizia hanno poi affermato di avere sventato un nuovo attacco all’arma bianca organizzato da Ishay Schlissel, l’integralista omofobo che attaccò la manifestazione nel 2005 ferendo quattro persone e nel 2015, uccidendo una diciassettenne, recentemente condannato all’ergastolo. Mano armata di Schlissel sarebbe stato il fratello, Michael, con il quale l’assassino in carcere si era accordato durante una conversazione telefonica. Numerosi i religiosi che hanno aderito alla manifestazione dopo che gli oltranzisti si erano espressi contro le persone LGBT affermando che “gli omosessuali sono pervertiti, persone malate, che dovrebbero essere guarite”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(22 luglio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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