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HomeNotizieCome se fosse una cosa seriaMassimo D'Alema "potrebbe" votare Raggi Delle Funivie. Lui smentisce. Repubblica conferma

Massimo D’Alema “potrebbe” votare Raggi Delle Funivie. Lui smentisce. Repubblica conferma

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Massimo D'Alema 02di Giovanna Di Rosa

 

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Massimo D’Alema avrebbe rese note ufficialmente le sue pulsioni anti-Renzi dichiarando che sarebbe anche disposto a votare per Virginia Raggi pur “di mandare a casa Renzi”. Lo rivela Repubblica, citando viaggi con i soliti fedelissimi in giro per i comuni dove sempe ci sono fedelissimi: “Voto per la Raggi e invito chi mi chiede un consiglio a fare altrettanto”, avrebbe detto l’ex leader Massimo, che smentisce. Repubblica conferma.

 

Subito dopo avere indebolito Renzi, avendo perso Roma e Milano, D’Alema si metterebbe subito al lavoro, secondo Repubblica, per ricostruire una sinistra riformista: la stessa che non ha fatto una beata minchia negli ultimi vent’anni e che ha perso le primarie interne pigliandosi nemmeno il 30% dei voti. Se la ricostruzione di Repubblica fosse vera non farebbe altro che confermare che gli strumenti di democrazia di cui tanto D’Alema ed i suoi compari blaterano, sono tali quando sono essi stessi a vincere, ma vengono tranquillamente aggirati, in perfetto stile D’Alema, quando a vincere è qualcun altro.

 

D’Alema naturalmente non si sogna, nell’eventualità remota che riuscisse il suo disegno di far cadere il premier, di andare ad elezioni anticipate. Lui sogna il Prodi 2: come già fece quando divenne presidente del Consiglio dopo avere defenestrato il Professore (il governo Prodi cadde per un voto, chissà di chi fu?), immagina e delira di un improbabile nuovo governo senza il ritorno alle urne. Così predicano gli abili strateghi, così indicano il cammino ai proseliti incolti i grandi statisti di quella parte del Pd che si ostina a definirsi di sinistra senza esserlo stata mai. D’Alema non si smentisce ed avverte Renzi, come se quest’ultimo non lo sapesse. I serpenti velenosi il presidente del Consiglio ce li ha tutti in casa e se dovesse perdere sia Roma che Milano, che è ciò che sperano D’Alema, Cuperlo, Bersani e tutti coloro che nulla hanno fatto per vent’anni se non inciuci, la guerrà si riaprirà più cruenta che pria.

 

C’è poi la questione aperta del PCI, che rinascerà a Bologna nelle giornate del 24, 25 e 26 giugno prossimo. D’Alema, che parla di tutto, su questa storiella non dice nulla. Che si sia tenuto un portone aperto anche lì insieme ai suoi prodi (ops!) fidati scudieri?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(15 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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