di Mila Mercadante twitter@Mila56170236
Valter Lavitola ammette: “Sono io il mandante” dell’attentato a Ranucci
“Lavitola ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato" al conduttore di Report Sigfrido Ranucci "e... →
E poi arriva Sua Maestà Simona Quadarella, sempre più grande
E Simona Quadarella non delude: i suoi 800sl sono un inno a Simona Quadarella che nuota verso il... →
“Questa qui è una bambina che ha 6 anni e che si atteggia come se ne avesse 16 o 18”
“C’è questo stridore che mi fa capire che anche lì si erano persi i punti di riferimento”
Disincantata, la cultura interpreta la vita sensibile e i fatti per mezzo dei suoi esponenti in una maniera che è diventata impiegatizia. I commentatori “colti” ci spiegano la realtà frapponendosi tra essa e noi, filtrando, razionalizzando velocemente, cercando di fare scalpore con osservazioni originali e quindi troppo spesso equivocando. Cito un esempio molto recente: il parere di Corrado Augias sulla drammatica vicenda di Caivano è un buon esempio di interpretazione soggettiva della realtà che sembra non tener conto di quanto difficile e fragile sia oggi l’integrazione dei minorenni, specie se si tratta dei ceti sociali meno abbienti oppure non acculturati: essi si possono sintonizzare con la parte più avanzata della società soltanto attraverso le categorie del consumo, categorie che sono semplici e che si basano sull’immediatezza dell’immagine. Questo significa che una fotografia in posa da “adulta” per una bambina non è altro che il desiderio di somigliare ai modelli imposti dai media, dalla televisione, dai ragazzi e dalle ragazze di Maria De Filippi, dalle Veline, dalle divette locali del neomelodico, dalle ballerine del sabato sera, e questo desiderio indotto non può essere scambiato per precocità sessuale, né per intima e reale anticipazione dello sviluppo e dei tempi della crescita. Se le bambine di oggi andassero in giro con le treccine e i calzettoni sarebbero guardate come marziane, si sentirebbero fuori posto, ridicole. E’ così, ed è così non solo al Parco verde di Caivano o allo Zen di Palermo: è così dovunque, magari soltanto un po’ meno. Del resto le dive bambine coi boccoli e le pettinature da donna, leggermente truccate e abbigliate come adulte non sono una novità nemmeno nel mondo dello spettacolo, della moda e della pubblicità: dunque con quali mezzi le bambine comuni si possono proteggere dalla necessità di emulare quelle famose, e con quale autorità e con quale potente linguaggio le madri possono riuscire a imporre alle figlie modelli diversi, atteggiamenti diversi? L’aspetto esteriore “adultizzato” non è prerogativa delle piccole Fortuna e Assuntina e Agatina d’Italia. La sola differenza oggettiva esistente tra Fortuna e le coetanee cresciute in ambienti privilegiati riguarda aspetti che nulla hanno a che vedere con l’esteriorità: le bimbe come Fortuna spesso imparano molto presto a sbrigare le faccende domestiche, a cucinare, a fare la spesa, a occuparsi responsabilmente dei fratellini più piccoli.
Il commento di Corrado Augias risulta essere fuori posto perché non si può e non si deve porre l’accento sulla precocità esteriore dei minori proprio mentre si parla di pedofilia. Non è ammissibile. Si corre il pericolo di creare un presupposto di giustificazione per l’adulto che ha perpetrato un abuso sessuale. Si corre il pericolo di semplificare la tragedia e di trattare con estrema superficialità un tema che è molto più complicato e che riguarda la “misera vita dei sottofondi culturali”, vita che si svolge ai margini delle città, in luoghi dove non bastano un’altalena o uno scivolo colorato per salvare l’infanzia dall’irrimediabile bruttezza che li circonda. Nel caso specifico l’uomo che ha ucciso Fortuna abusava pure del figliastro di tre anni – volato dalla finestra un anno prima della bambina – una creatura che non aveva i boccoli e che non si metteva in posa, una creatura che non aveva nemmeno raggiunto quel momento dello sviluppo in cui si prende coscienza del proprio corpo come mezzo non solo di piacere ma anche di seduzione intesa come esercizio all’estroversione e al rapporto col mondo dei grandi. Augias in questo caso rappresenta egregiamente l’abissale spaccatura esistente tra il sapere borghese e il mondo dell’infanzia violata. In pratica si va in televisione e si finisce con lo sfoggiare una conoscenza parziale e limitata della realtà fornendo indicazioni e spiegazioni che non sono né rispettose né disinteressate, nel senso che suscitare dibattiti, applausi e critiche torna utile solo a chi fa informazione.
(5 maggio 2016)
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