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Quegli ingrati espulsi dalle primarie a 5 Stelle che citano Grillo in tribunale, non c’è più umanità…

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Grillo Lombardi Crimi 00di Daniele Santi

 

 

 

 

 

 

 

 

La gratitudine non è una qualità umana, a questo deve avere pensato il povero Beppe Grillo, questo Paladino della Legalità e della Onorata Cittadinanza, quando ha saputo (lo avrà saputo in un modo o nell’altro) che tre degli espulsi dalle primarie pentastellate di Roma hanno pensato bene di citarlo in Tribunale per cosucce legate al NON STATUTO a 5 Stelle ed alle modalità di svolgimento delle primarie che hanno sancito la scelta della candidata Virginia Raggi che tanto piace alle destre razziste, intolleranti ed omofobe di questo paese.

 

I tre ingrati attivisti baciati dal grillismo che poi hanno deciso di seguire le vie legali contro la loro espulsione dal Movimento e l’esclusione dalla corsa a sindaco di Roma sono Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo, il ricercatore della Sapienza fatto fuori per la sua graziosa abitudine di negare l’Olocausto nazista.

 

Palleschi non è solo un (ormai ex) attivista a 5 Stelle, è anche avvocato. E a Grillo mal gliene incorse nonostante le repliche sulla “ricerca di visibilità”. Pubblicava La Repubblica il 17 marzo scorso una dichiarazione di Palleschi: “Questa mattina abbiamo iscritto al tribunale civile di Roma una causa contro il Movimento 5 Stelle rappresentato nella persona di Beppe Grillo. E abbiamo chiesto la dichiarazione di nullità delle espulsioni dal Movimento (…) Abbiamo chiesto che il giudice ordini a Grillo la riammissione degli esclusi e quindi la possibilità di ripetere le Comunarie. Abbiamo chiesto (…) che la cosa venga trattata con urgenza”. Quindi, la decisione potrebbe arrivare entro un mese. Anche un gruppo di esclusi M5S di Napoli dovrebbe presentare a breve ricorso, forse già domani (il 18 marzo, ndr).

 

Il comitato di epurazione di matrice staliniana, questa volta potrebbe avere agito con troppa italica solerzia e superficialità. Gli espulsi infatti se la prendono con il Regolamento, quello varato nel 2014 in quattro e quattrotto perché c’era il rischio che non potessero – i geniali Cittadini a 5 Stelle – partecipare alle elezioni. Quel Regolamento, dichiara l’avvocato Lorenzo Borrè a La Repubblica, “è stato pubblicato sul blog, ma non è mai stato votato da un’assemblea degli iscritti, né fisicamente né via web. Si tratterebbe quindi” , continua Borrè sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, “della messa in discussione davanti a un giudice di “questo meccanismo e la violazione del codice civile”. Il deputato espulso Massimo Artini va giù pesante a sua volta: “Non abbiamo mai fatto causa e non mi risulta che l’abbia mai fatto qualcun altro prima. Nei 5stelle non c’è niente di trasparente (…) è un bene che ci sia chi finalmente chi chiede a un giudice se una forza politica può essere gestita così”.

 

Il comitato d’epurazione, ad esempio, è composto da Roberta Lombardi, Giancarlo Cancelleri e Vito Crimi: tre membri stabiliti dall’associazione e votati dall’assemblea in rete, come stabilito al regolamento, ma se il regolamento venisse dichiarato nullo allora anche il comitato lo sarebbe e tutte le espulsioni diverrebbero illegali. Davvero un bel casino per i preziosi Cittadini a 5 Stelle paladini della legalità.

 

Ora spetta a un Tribunale entrare per la prima volta nella strutta misteriosa e delle regole che non si conoscono né capiscono del M5S. Dovrà anche fare presto quel Tribunale, perché gli espulsi chiedono il reintegro prima della presentazione delle liste per le comunali, cioè entro la fine di aprile.

 

A proposito della questione del “negare l’Olocausto” il Dott. Caracciolo ci ha fatto pervenire questa smentita a mezzo email, giunta in redazione il 22 marzo 2016:

 

Egregio Signor Santi, vorrà comprendere quanto sia per me improbo dover citare ogni volta l’art. 8 della legge sulla stampa n.14/1948, per smentire e rettificare la fama di “negazionista” che mi accompagna a seguito di un articolo a firma Marco Pasqua apparso su Repubblica del 22 ottobre 2009. Oggi finalmente Repubblica stessa pubblica una smentita, con inesattezze, dopo sette anni… Quell’articolo costituì l’oggetto di un procedimento disciplinare presso il supremo organo del Consiglio Universitario Nazionale, dove in data 13 gennaio 2010 fui prosciolto con formula piena, per inesistenza del fatto e del diritto. Già dal 2010 il fatto era pubblicamente noto, ma i grandi media pronti a diffamare non sono poi altrettanto pronti a riparare ai guasti delle loro menzogne e vi è anche chi ha tutto l’interesse al mantenimento della calunnia… Come filosofo del diritto ho dichiarato all’infinito che sono un sostenitore della libertà di pensiero senza se e senza ma, mentre non mi sono mai professionalmente occupato di campi di concentramento e di deportazione, cose di cui si occupano gli “storici revisionisti” detti “negazionisti” da quegli storici che dai primi vengono indicati come “storici sterminazionisti”… La saluto! Firmato: Antonio Caracciolo (di cui lei graziosamente scrive).

 

 

Antonio Caracciolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(21 marzo 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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