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Terroristi tra i profughi, ma quelli che ci sparano e si fanno saltare in aria sono nati in Europa

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Terrorismo Polizia Anti-Terrorismodi Il Capo

 

 

 

 

 

 

 

 

Salah Abdeslam e i suoi compari di bombe e kalashnikov sono nati in Europa. Il giovane terrorista arrestato la settimana scorsa è nato in Belgio ed è cittadino francese. Cittadini europei, francesi, belgi o britannici poco importa, sono i terroristi che hanno massacrato la redazione di Charlie Hebdo, europei sono i “lupi solitari” ai quali il califfo nero si appella per seminare morte e terrore in Occidente sulla base dei dettami dell’orrore firmato Daesh o sedicente Stato Islamico che dir si voglia.

 

In Europa però non ci si vuole rendere conto che questa genìa di disperati pronti a saltare in aria contro l’Europa sono cresciuti tra noi. Sono cresciuti nel razzismo e nell’indifferenza di troppi di noi. Perché non è vero che abbiamo vinto il razzismo, l’odio islamofobo e l’esclusione. Fatevi un giro nelle banlieu parigine, nelle periferie di Bruxelles, fate un salto nei quartieri islamizzati di Londra dei quali nessuno parla, ascoltate come si definiscono gli arabi in Spagna, entrate in qualsiasi bar italiano. Leggete i commenti su Facebook. Noi li abbiamo cresciuti e resi disperati fino a questo punto, ma siccome non ci si può rendere pubblicamente conto di tutto questo andiamo a cercare i terroristi tra i Siriani, profughi che a loro volta fuggono dalla stessa disperazione che anche in Europa abbiamo vissuto così di frequente negli ultimi 24 mesi: con la differenza che da dove fuggono loro quest’orrore capita tutti i giorni. Molto di più servirebbe prendere misure serie, severe, determinate, chiare, contro un terrorismo che serpeggia tra noi e che anche la stragrande maggioranza dei musulmani europei ripudia, detesta, vuole vedere scomparire.

 

Purtroppo per la convivenza civile, è politicamente conveniente per una classe dirigente senza progetti, senza idee, senza futuro e senza spina dorsale schierarsi superficialmente su questioni che danno un riscontro elettorale immediato, anziché cercare soluzioni di ampio respiro che configurino quell’Europa dei popoli che in quattro e quattr’otto e senza rifletterci troppo ha inglobato venticinque paesi, molti dei quali completamente sprovvisti della cultura necessaria ad una reale convivenza, in un pachiderma inconcludente e profondamente razzista che al problema dei migranti non solo non ha pensato con sufficente intelligenza prima che l’invasione iniziasse, ma nemmeno vuole affrontarlo con misure sensate.

 

L’intolleranza sulla quale troppi politici europei soffiano con violenza e sprezzo del pericolo sarà quella stessa intolleranza che spazzerà via il sogno europeo (leggasi Ungheria), anche se probabilmente non i suoi troppo larghi confini, e alla quale sarebbe bene porre rimedio immediato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(21 marzo 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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