L’Amaca, i profumi e la crisi dell’intellettuale di sinistra #Visioni di Mila Mercadante

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di Mila Mercadante #visioni twitter@mila56170236 #radicalchic

 

 

 

“Eau de Moi, acqua di me, perché ciascuno può leggere a modo suo le tante storie che racconta. Attenzione: crea dipendenza.

Eau de Moi è anche la punta più avanzata della ricerca olfattiva. Pura avanguardia.
È costruita con tre molecole di ricerca, create alla congiunzione fra il massimo della scienza e il massimo della creatività”. Da Serra&Fonseca – sito web

 

Lui è radical chic, dall’Amaca fino al profumo. Userà Eau de moi, oppure Macaia? Siamo certi che un delicato olezzo si sprigioni nell’aria al passaggio di Michele Serra, perché il buon profumo lo produce sua moglie, Giovanna Zucconi, ex giornalista culturale e oggi imprenditrice di Serra&Fonseca, un marchio creato usando nomi di famiglia. Serra&Fonseca coniuga letteratura e fragranze: apri il cofanetto e ci trovi dentro un racconto di Camilleri abbinato – ma guarda che idea originale – all’olezzo della zagara, ne apri un altro e ci sono i racconti di Carofiglio col profumo di vetiver, senza contare gli scritti di Michele Serra, ça va sans dire. Giovanna Zucconi – che collezionava brani letterari sull’olfatto – nel 2017 ha pubblicato anche un libro (212 pagine, due mesi per scriverlo) in cui il sottile legame tra la scrittura e i profumi viene raccontato attraverso tante citazioni. Un po’quel che si fa col cibo, che ben si addice alle lettere, all’arte, alla storia.

Solo leggermente affaticata nel tentativo maldestro di celare una puntina di snobismo, la coppia Serra e Zucconi ama lo humour: in un’intervista lei racconta che il marito svolge per Serra&Fonseca lo stesso ruolo di George Cloney per Nespresso. Bisogna fare le debite differenze, naturalmente. In che senso? Nel senso che Clooney è meraviglioso ma di certo non ha la cultura di Serra, pubblicizza un caffè ma non è la sua consorte che lo produce. Se parlo della moglie di Serra non è per cattiveria. Il fatto aneddotico è indicativo di una realtà. Gli intellettuali della cosiddetta gauche-caviar giocano pubblicamente un ruolo etico ma la loro storia personale trasforma sovente le intenzioni, la morale e i valori in effimere cattedrali di carta.

Una volta Michele Serra era migliore di quel che oggi è diventato. Molto migliore. Si invecchia male soltanto quando si crede di poter vivere della reputazione passata perdendo completamente il filo del presente. Senza nemmeno accorgersene. La profonda crisi della cultura di sinistra deriva dalla mancanza di comprensione del presente e dal rifiuto di confrontarsi con l’esterno. Chiusi in un mondo fatto di privilegi e di piccoli e grandi poteri, di sodalizi indistruttibili, i Michele Serra d’Europa sono tutti uguali e offrono una sola mercanzia: una demagogia che è riparatrice e consolatoria soltanto per loro stessi. Viaggiano su una nave solida in un oceano in subbuglio: per non vederlo, per fingere di sapere senza più sapere gli occorrono una disciplina ferrea e una concentrazione da asceti, e loro se le infliggono. Lontanissimi dalle persone comuni, essi hanno scelto di fare i paladini delle minoranze e hanno abbandonato le masse. Volendo, non potrebbero neppure tentare di svicolare, pena l’estromissione dal giro dell’acqua benedetta, dal teatrino missionario della solidarietà umana.

 




 

(21 aprile 2018)

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