Quando il M5S era favorevole alla maternità surrogata e alle adozioni per le coppie dello stesso sesso

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Luigi Di Maio M5S 01di Il Capo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il trasformismo per due voti in più che ora spinge i pietosi pentastellati verso il voto intollerante della destra più becera e cattofascista – dev’esserci un virus in questo paese, nascon che voglion cambiare il mondo e diventan iperconservatori in poco tempo, dev’esser che pensano paghi nel segreto dell’urna – è sbugiardato da un bell’articolo di Simone Alliva su l’Espresso che mette alla gogna il capetto Di Maio e le sue irricevibili dichiarazioni di ieri (1 marzo, ndr) sul “supermercato dei bambini”, espressione che poniamo appena sotto il  che lo pongono appena sotto le esternazioni deliranti del Sen. Giovanardi.

 

La rincorsa a destra del buon Di Maio che fa felice mammà si scontra con una proposta di legge pentastellata (firmata tra gli altri dai senatori Airola, Buccarella, Crimi e Lezzi) che risale al 2013 e precisamente al 5 aprile di quell’anno e che, prima della torsione carpiata firmata Di Maio imposta forse da Casaleggio avvallata da Grillo celebrata dai bimbiminkia a cinquestelle che popolano il web e che amano pensiero unico e uomo forte, era stata titolata “Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso”.

 

Il bravo Simone Alliva, del quale abbiamo avuto la fortuna di pubblicare qualche articolo in passato e che ora lavora per l’Espresso, sbugiarda il sedicente direttivo a 5 stelle laddove ricorda che l’articolo 3, comma 4, della legge chiedeva “l’abrogazione delle parti della legge n. 40 del 2004” che regolano il divieto di accesso alle tecniche di procreazione assistita da parte delle coppie dello stesso sesso e il divieto di ricorso a tecniche di tipo eterologo. Inoltre, diceva il M5S non ancora convertito alle posizioni dell’Ayatollah Giovanardi , “per consentire anche il ricorso alla maternità surrogata, si abroga il divieto di dichiarare la volontà di non essere nominata, imposto alla donna che faccia nascere un figlio a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita”. La proposta di legge, ripetiamo, è stata depositata il 5 aprile 2013.

 

In poco tempo il cambiamento è grande, il 1° marzo scorso Di Maio schiavo di una sconosciuta – anche ai suoi elettori – ma non sorprendente pruderie antigay e liberticida parlava di “bambini con il codice a barre”, cercando una frase a effetto che colpisse i partecipanti al Family Day per un voto in più. Dalla libertà su tutto ad attaccarsi alle braghe di Adinolfi il passo è breve per l’italico trasformista a 5 stelle.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(2 marzo 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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