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HomeNotizieDiritti UmaniAmnesty: Iran, repressione contro l'arte: registi e musicisti tra arresti e torture

Amnesty: Iran, repressione contro l’arte: registi e musicisti tra arresti e torture

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Iran Festa Mista 00di Amnesty International

 

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In Iran Hossein Rajabian, regista, Mehdi Rajabian (fratello di Hossein) e Yousef Emadi, questi ultimi due musicisti, rischiano di finire in carcere da un giorno all’altro dopo che una corte d’appello ha confermato le loro condanne per pretestuose accuse legate alla loro attività artistica.

Nell’aprile 2015 questi tre artisti sono stati condannati a sei anni di carcere, al termine di un processo durato tre minuti, per “insulto alle figure sacre dell’Islam”, “propaganda contro il sistema” e “attività illegali nel campo degli audiovisivi”. In appello, la condanna è stata confermata, con la sospensione di tre dei sei anni, subordinata alla “buona condotta”. L’ufficio per l’esecuzione delle sentenze ha ricevuto i loro dossier e ciò significa che il loro arresto potrebbe essere imminente.

Le accuse nei loro confronti derivano da un film di Hossein Rajabian sul diritto delle donne al divorzio e dalla diffusione, ad opera di Mehdi Rajabian e Yousef Emadi, di musica prodotta da artisti iraniani all’estero contenente, in alcuni casi, testi politici o su argomenti tabù.

I fratelli Rajabian e Yousef Emadi erano stati arrestati il 5 ottobre 2013. In quell’occasione erano stati anche colpiti con le pistole taser. Avevano poi trascorso 18 giorni in cella d’isolamento, durante i quali erano stati picchiati e torturati con scariche elettriche. In seguito erano stati trasferiti, sempre in isolamento, nel carcere di Evin, a Teheran. In nessuna fase, dall’arresto al processo d’appello, i tre artisti hanno avuto assistenza legale.

Questi tre casi rientrano in quadro di intensificata repressione nei confronti degli artisti iraniani. Alla fine di febbraio, il regista Keywan Karimi si è visto confermare in appello la condanna a sei anni (di cui cinque con sospensione della pena subordinata alla “buona condotta”) per “insulto alle figure sacre dell’Islam) e a 223 frustate per “relazione illecita”, ossia aver stretto la mano e “aver trascorso del tempo insieme a una donna che non aveva il volto e il capo coperto”.

Nell’ottobre 2015 i poeti Fatemeh Ekhtesari e Mehdi Moosavi erano stati condannati rispettivamente a 11 anni e mezzo e a nove anni per vari reati tra cui “insulto alle figure sacre dell’Islam” e “propaganda contro il sistema”, con una pena aggiuntiva per entrambi di 99 frustate per “relazione illecita”. I due poeti sono riusciti a lasciare l’Iran.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(2 marzo 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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