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Nasce la lista “Liberi e Uguali”, già che c’eran potevan chiamarsi “Colpa del PD”

Le tre grazie della nuova sinistra [sic] foto LaPresse – Andrea Panegrossi

di Il Capo, #Politica twitter@gaiaitaliacom #politiche2018

 

 

Alla fine è nata la lista che tutti si aspettavano. Non si sono dati il nome di “Liberi e Belli”, è possibile che Civati abbia insitito, per convinzioni personali riteniamo, ma di “Liberi e Uguali” perché tutti, dal primo all’ultimo, sono stati vittime di terribili discriminazioni. Un nome di straordinaria pregnanza e destinato a fare sfracelli, come la tristemente famosa “gioiosa macchina da guerra” che si nascondeva sotto la sciagurata scritta “Progressisti” che Berlusconi si divorò.

E’ nata la lista straordinaria “Liberi e Uguali”, formata da gran parte di coloro che alle libertà degli altri, vedi ad esempio la parità di diritti per le minoranze sessuali, si sono sempre opposti. Non a parole. Nei fatti. Ma l’importante per costoro, non hanno mai dimostrato il contrario, sono le parole e non i fatti come l’agone politico del 2018 dimostrerà. Sono numerosi i leaderini della listina di sinistra [sic] della nuova coalizione formata da gente che raccoglie masse di votanti da due zeri: Roberto Speranza, Nicola Fratoianni e Pippo Civati.

Capetto della nuova formazione “che si presenterà alle elezioni ma guarda già al dopo, a un “lavoro lungo e paziente” di costruzione di una “nuova proposta” per l’Italia” è l’ex presidente del Senato Pietro Grasso. Un fremito di entusiasmo ha percorso tutto lo Stivale. Si hanno notizie di pianti isterici per le strade della Capitale. Non si hanno notizie delle ragione di simili inquietanti vieppiù ingiustificate manifestazioni di isterismo adolescenziale. Forse gli ormoni.

Pietro Grasso ha esordito, lacrimuccia come da protocollo, astanti in piedi ad applaudire come se ci credessero (D’Alema che applaude è un segnale inquietante, ma tanté) raccontando della sua storia di magistrato, di “uomo delle istituzioni”, ma anche di “ragazzo di sinistra” che ha lasciato il Pd “per una convinzione interiore”, nonostante le offerte di seggi e incarichi e di saltare un giro per fare la “riserva della Repubblica”. Non si capisce bene cosa vuol dire, ma lui lancia il sasso. Lo lancia senza dire se la nuova lista seggi gliene ha offerti, o se correrà in un collegio inattaccabile, perché per la Sinistra dei Mulini a Vento, Miguel De Cervantes è poco più di un dilettante, e chiede i voti di chi alle urne ci va per la prima volta. Quelli che statisticamente guardano all’estrema destra. Ma Grasso e le tre starlette che sono alla testa di formazioni che insieme non raggiungono il 5% e che si mettono insieme per disperazione, pronte a separarsi il giorno successivo al giuramento delle Camere, fingono di crederci. Per questo non si sono chiamati “Colpa del PD” perché il loro odio verso la forza politica che li ha candidati, eletti, stipendiati per un lustro viene dalla necessità di sentirsi di sinistra: dalla parte del popolo, dalla parte di chi lavora, dalla parte di chi soffre. Sentirsi o essere? Questo è il dilemma.

Poi il leader Grasso con mogli piangente al seguito, quel leader di sinistra che nel 2013 denunciava 176.499 euro, uno stipendiuccio da operaio e il commento si potrebbe anche chiudere qui, dice che bisogna “offire una casa a chi non si sente rappresentato”.

“Offire una casa a chi non ce l’ha”, sarebbe stato troppo e a Fratoianni non sarebbe rimasto niente da dire in campagna elettorale. Proposte concrete dalla nuova lista? Nemmeno una. “Le faremo più avanti”, dice Grasso. Che fa tanto 5Stelle. “Le faremo più avanti” suon come certe riforme promesse per tre lustri e fatte mai. Grasso se ne uscirà poi con un elogio dei governi di centro-destra di Berlusconi e delle loro misure antimafia che fa sganasciare dalle risate: “Darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”. Lo riporta Il Fatto Quotidiano, e il beneficio d’inventario è d’obbligo.




Poi, finalmente, parlò l’uomo che smachiava i gzaguari. “La sinistra ci dev’essere. Per combattere la destra regressiva bisogna rimettere nel campo [sic] le forze di sinistra e del centrosinistra che sono nel bosco [sic]. È stata sottovalutata questa destra”. Lo dice Pier Luigi Bersani, l’uomo che con la destra italiana che ha sdoganato l’orribile estrema destra che minaccia le signore nella sede delle associazioni c’ha fatto governi e inciuci e votato Leggi come la Legge Fornero e che ora, per essere di sinistra, grida alle destre regressive perché chiamarli fascisti è troppo…

Dunque è nata la nuova lista di sinistra dei ricchi. Finalmente l’alta borghesia italiana abbandonata per troppo tempo alla sua deriva destrista avrà di nuovo un caldo nido dove rispolverare il suo buonismo d’antan. Il tempo passa e non si può evitare di pensare al Paradiso. Per questo non hanno chiamato la lista “Noi che odiamo il PD”, in paradiso ci vanno quelli buoni. Mica quelli che si scelgono il nome da social.

 




(3 dicembre 2017)

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