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Hillary Clinton vince le primarie per i Democratici in sette stati dell’Unione (quattro vanno a Sanders) e Donald Trump stravince tra i Repubblicani. Sono questi i risultati, in alcuni stati lo spoglio è ancora in corso, del Supermartedì che assegna una marea di delegati per le elezioni presidenziali statunitensi 2016.
Trump, dopo avere minacciato di mettere fuorilegge i musulmani, di creare muri alla frontiera con il Messico, dopo essersi scagliato contro omosessuali, minoranze di qualsiasi genere, ora ha affermato di volersi scagliare contro Hillary Clinton attraverso l’uso dell’insulto personale che è la sua arma preferita. Minaccia che pare inquitare l’entourage di Clinton la cui formidabile macchina organizzativa non era preparata all’evento Trump.
I Repubblicani, da parte loro, sono sempre più divisi ed inquieti per la possibile nomination del tycoon dai tanti scheletri nell’armadio, scheletri che vanno dall’endorsmenet mai chiarito di un leader razzista del Ku Klux Klan alle accuse di aver impiegato illegalmente immigrati clandestini e truffato gli iscritti alla Trump University. Nemmeno gli attacchi sui suoi guai con il fisco americano hanno sortito effetto.
(2 marzo 2016)
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