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La stampa italiana contro le Unioni Civili tra finto endorsment e balle spaziali

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Devono rincorrere i loro lettori che calano continuamente e che si mantengono più o meno costanti tra gli anzianotti, così che non hanno più una linea, perché devono loro malgrado seguire il mercato. Soltanto così si spiega, sennò c’è da parlare di fascismo, ma non ci vogliamo arrivare, l’ambiguo atteggiamento della stampa italiana, quella che pensa di contare, con i suoi giornalisti residenti nell’Olimpo, sulle Unioni Civili. Raramente ci è capitato di leggere sì spaventosa sequela di cazzate senza capo né coda.

 

La Repubblica, con il suo solito modo di scrivere e non scrivere che un tempo si chiamava gettare il sasso e ritirare la mano e oggi si chiama “posizione equilibrata”, cavalca la storiella delle 8mila coppie gay e degli appena 500 figli (come se dal punto di vista dell’uguaglianza dei diritti questo facesse la differenza) riferendosi ad un censimento del 2011 (qualcuno deve essersi dimenticato di quale fosse la situazione delle coppie omosessuali in questo paese nel 2011), utilizzando quelle cifre cinque anni dopo per permettersi la redazione di un articolo “tranquillizzante” rispetto alla boutade dei Giovanardi di turno pro-family day secondo i quali le Unioni Civili distruggeranno il paese.

 

Posto che il paese è già stato distrutto da politici cialtroni e da una stampa indecente prona più a se stessa che ai lettori, ci permettiamo di fare notare la posizione tranchante – nascosta da finta tolleranza e da endorsment buonista – di Radio24 che per prima ha tirato fuori la puttanata delle 8mila coppie e dei 500 figli (come se dal punto di vista dell’uguaglianza dei diritti questo facesse la differenza, repetita juvant). Entrambe le gloriose testate, Repubblica e Radio24, si ricordano poi di sottolineare che molte coppie omosessuali conviventi si sono rifiutate di registrarsi come coppia durante il censimento del 2011, facendo abbassare notevolmente il numero reale delle persone omosessuali che stabilmente convivono come coppia. La Repubblica cita poi Raffaele Lelleri, una delle pochissime teste pensanti di questo paese in fatto di questioni LGBT, intelligenza lucidissima, e la sua ricerca sulle coppie lesbiche e gay conviventi del 2006. L’hanno letta o hanno cercato solo le cifre per utilizzarle a beneficio dei loro lettori? Scrivono solo per creare sconcerto e guadagnare qualche click in più come nel caso della questione Mattarella sulle Unioni Civili, notizia scomparsa dal giornale qualche ora dopo e mai più citata? Stanno imparando la lezione da Beppe Grillo? Davvero non se ne sentiva il bisogno.

 

Il conservatorismo velenoso travestito da progressista ambiguo e subdolo in giacca e cravatta presente nei salotti radical-chic della tivù di Stato, è un’abitudine così italiana che non se ne potrebbe fare a meno. Di svergognati sì, se ne potrebbe fare a meno. Almeno avessero il coraggio delle loro idee…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(3 febbraio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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