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#Visioni di Mila Mercadante: un Tribunale contro l’agricoltura industriale e per introdurre il reato di Ecocidio

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Ecocidiodi Mila Mercadante    twitter@Mila56170236

 

 

 

 

Diverse Ong, un gruppo internazionale di giuristi e tanti personaggi noti per le loro battaglie in difesa della salute della terra e degli individui, hanno deciso di istituire un Tribunale internazionale per poter giudicare i misfatti della nota multinazionale Monsanto, simbolo dell’agricoltura industriale e di tutte le conseguenze che essa comporta: inquinamento, aumento dei gas serra, aumento della povertà nel mondo, aumento del cancro e di altre gravi patologie, impoverimento delle risorse idriche e del suolo, distruzione della biodiversità e dell’agricoltura sostenibile, deforestazione, danni climatici irreversibili. Prima di riunire la corte, i fondatori raccoglieranno ed esamineranno nel corso di un anno i dati di almeno un centinaio di casi di ecocidio avvenuti in Asia, in Africa, in Europa e negli Stati Uniti. L’imputato Monsanto farà da apripista: l’intenzione del Tribunale è quella di mettere sotto accusa tutte le multinazionali che operano col solo intento di raggiungere alti profitti.

 

Il giudice di questo Tribunale non potrà avere un riconoscimento istituzionale, ma il Tribunale – che si riunirà all’Aia dal 12 al 16 ottobre 2016 – sarà reale, avrà giudici e avvocati, affronterà spese legali, rispetterà tutti i princìpi generali del diritto processuale civile e userà tutti gli strumenti del diritto internazionale, inviterà a testimoniare vittime e carnefici: la Monsanto, se vorrà farlo, potrà intervenire e difendersi, ma ha già fatto sapere che le accuse nei suoi confronti sono assolutamente infondate. Lo scopo principale della Fondazione è quello di richiamare l’attenzione delle istituzioni politiche che fino a questo momento si sono dimostrate carenti e inadempienti di fronte a un problema gravissimo. La Fondazione si muove per sollecitarne l’intervento, soprattutto per promuovere una urgente e necessaria riforma del diritto penale internazionale, il quale dovrebbe includere il reato di ecocidio.

 

A tutt’oggi non esistono che procedimenti civili per i reati ambientali, eppure si tratta in molti casi di questioni di vita e di morte, si tratta di veri e propri delitti. I colossi dell’agricoltura intensiva hanno il potere di corrompere le istituzioni, di finanziare studi scientifici che alterino i risultati sulla pericolosità delle sostanze utilizzate, di influenzare ed indirizzare stampa, governi e opinione pubblica, di spendere cifre iperboliche per difendersi dagli attacchi. Raramente i cittadini, gli agricoltori o le comunità che intentino una causa civile contro un’industria transnazionale come la Monsanto riescono ad ottenere un risarcimento, ma anche nei casi in cui accade che una multinazionale perda la causa, ciò non costituisce per essa motivo di preoccupazione, né dal punto di vista economico né dal punto di vista produttivo: si paga e si va avanti con gli stessi metodi, si adoperano le stesse sostanze nocive e si perseguono gli stessi obiettivi, non cambia nulla. Intanto il riscaldamento globale ci presenta il conto, intanto i grandi della terra si riuniscono per parlare di disastri climatici senza mettersi d’accordo e senza prendere i provvedimenti necessari a rallentare la corsa verso una catastrofe. In un tale quadro diventa indispensabile la costituzione del reato penale di ecocidio. Tutti i cittadini del mondo sono invitati a sostenere finanziariamente la Fondazione, la quale ha sede ad Amsterdam e ha istituito una grande piattaforma di crowdfounding, probabilmente la più grande mai creata fino ad oggi. Partecipare significa fare qualcosa per noi stessi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(4 dicembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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