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Ciò che mi rende furiosa di Gisella Calabrese: Youtubers, la demenzialità corre nel web (e va pure di fretta)

Gisella Calabrese 03di Gisella Calabrese   twitter@giscal77

 

 

 

 

 

Carissimi,

 

 

dopo quello che ho ritenuto un opportuno e doveroso silenzio in seguito ai terribili fatti di Parigi, torno alle mie disquisizioni e stavolta devo ringraziare mia nipote quasi teenager per avermi fatto conoscere un mondo a me sconosciuto e sconfinato: i dementi youtubers.

 

Ammetto nella mia candida ingenuità che ho sempre visitato Youtube per ascoltare canzoni o, al massimo, rivedere lo spezzone di un programma tv, o di un video particolarmente interessante, ma mai avevo fatto caso alla miriade di disadattati, sociopatici, nullafacenti, sfigati, imbarazzanti “essere umani” che si mettono online senza filtri, credendo di essere interessanti, originali o persino divertenti.

 

Ormai siamo ben oltre il genio di Andy Warhol che parlava dei famosi 15 minuti di celebrità, dato che con i nuovi meccanismi di internet e soprattutto gli smartphone e i tablet di ultima generazione, chiunque può girare un video e metterlo in rete in meno di un minuto. A dire il vero, sempre nella mia assoluta ingenuità, non avevo compreso fino in fondo di quanto fosse forte, soprattutto nei più giovani, il desiderio e forse addirittura la necessità, di apparire a tutti i costi, anche dicendo cose assolutamente stupide. È come essere ad uno specchio, ma sapendo di rivolgersi ad un pubblico vero che – per chissà quale assurdo motivo – dovrebbe essere interessato a ciò che diciamo o facciamo.

 

Propugno da sempre il sacrosanto diritto alla privacy e alla riservatezza di informazioni che riguardano me e i miei cari, mentre c’è gente che non solo mette in piazza qualsiasi cosa, ma arriva a rendersi ridicola all’inverosimile. E non è tutto: ovviamente, in questo zoo umano, non potevano mancare gli sciacalli che prendono in giro questi “casi umani” riuscendo persino a ricavarne una fonte di reddito molto sostanziosa.

 

Internet è pieno di ragazzetti che dicono cose senza senso, si mettono parrucche, fanno parodie di personaggi più famosi (alcune pure divertenti, ma altre veramente pietose) e si prodigano per avere un click in più. Piccoli sketch che dovrebbero far ridere – per inciso sono pessimi – ma riescono ad avere un seguito impressionante di fan, soprattutto ragazzine, che li prendono come idoli, comprano i loro improbabili libri (composti da 20 righe in tutto), seguono i loro tour, e ragazzini che invece tentano di imitare siffatti modelli di idiozia.

 

Ho scoperto che in Italia sono centinaia i ragazzi adolescenti che si mettono in rete. Dodicenni disperati che mandano videomessaggi alla fidanzatina che li ha lasciati, ad esempio, piangendo come bambini quali sono, urlando alla webcam “Io ti ho dato tutto quello che volevi, tutto me stesso e ora non mi rimane più niente”. Ora mi chiedo: ma un undicenne cosa potrà aver mai dato alla sua ragazzina di così devastante da restare tanto annichilito? Il diario? Le figurine di Violetta? La merenda all’intervallo?

 

Non so, resto basita da questi adolescenti con così tanta fretta di crescere, di bruciare le tappe, di fingersi ciò che non sono – né adulti, né maturi, né se stessi – e nel frattempo perdersi tutto il bello della loro vera età, che addirittura spesso è anche più bassa di quella anagrafica.

 

So che appartengo ad un’altra generazione, sono nata alla fine degli anni ’70, ma ricordo bene che speso andavamo a scuola in tuta, con i calzettoni di cotone ricamati lunghi fin sotto al ginocchio, ovviamente senza un filo di trucco. A 12 anni giocavo ancora con la Barbie insieme alle mie coetanee, inventavamo giochi solo con la nostra immaginazione, collezionavo le figurine degli Orsetti del Cuore.

 

Oggi mi guardo intorno e vedo ragazzini non ancora adolescenti che vanno in giro con i vestiti all’ultima moda, jeans a vita bassa, mutante in vista, decine di braccialetti con charms, orologi di marca, smartphone costosi, ragazzine truccate e quasi sempre imbronciate, che si fanno selfie singoli o di gruppo in ogni istante, tutte con la stessa posa, la stessa espressione corrucciata, la stessa bocca a “culo di gallina” come se stessero tirando su uno spaghetto… E sono proprio loro il target di riferimento di certi prodotti a tavolino che fanno video nonsense e – inspiegabilmente– milioni di visualizzazioni. Sì amici, avete capito bene, milioni di visualizzazioni.

 

Posso comprendere la moda, anche se ormai questi ragazzi sono tutti omologati, femmine e maschi hanno il loro modello di riferimento, seguono la tendenza anziché crearsi uno stile personale e anzi, chi lo fa viene etichettato e tacciato come strano o, peggio ancora, sfigato. Ciò che mi risulta davvero difficile accettare sono ragazzine a malapena dodicenni che postano video insignificanti su cosa mettono nello zaino, sulle ultime scarpe che hanno comprato, su come mettere (malissimo, tra l’altro) l’ultimo rossetto. Pochezza abissale condita con toni di voce ammiccanti, pose da Belen Rodriguez, sguardi maliziosi. Mi vengono i brividi.

 

Va persino peggio con i ragazzi, che si fiondano sulla caricatura o sul patetico senza rendersene conto. E nel frattempo altri piccoli avvoltoi ne approfittano per offenderli o deriderli, riuscendo persino a guadagnarci tanti soldi. Documentandomi, ho potuto appurare che queste “starlette” del web non sono poche, purtroppo, e i brividi mi sono arrivati fino alle ossa. Non oso immaginare lo scherno a cui prestano il fianco questi poveri inconsapevoli.

 

Insomma, amici cari, un inno alla demenzialità, al vuoto di contenuti, totale carenza di valori che, anzi, sono completamente sconosciuti, e cultura inesistente, talmente tanto che nel frattempo la poveretta è andata a suicidarsi insieme alla sua compagna, la lettura, che ormai si è vista schiacciare dalle già poche parole usate e pure abbreviate, nelle chat o nei gruppi whatsapp. Ecco, in questo vuoto cosmico spaventoso che mi fa decisamente infuriare, una volta di più sono felice di non appartenere a questa generazione di internauti ossessionati dall’apparire senza saper essere null’altro se non la sbiadita e imbarazzante proiezione della propria ombra nella rete, che in un nanosecondo la risucchierà in un limbo senza nome e senza luce.

 

Cordialmente vostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(2 dicembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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